Questione di cover

Book-cover-19Libro scritto e consegnato e ora , in attesa di cominciare a lavorare con l’editor (senza un buon compagno di viaggio la noia è assicurata, fidatevi), bisogna affrontare la questione della copertina (anzi delle copertine ma di questo vi parlerò più avanti) perché il tempo delle prenotazioni incombe.
Di un romanzo, spesso, l’autore non sceglie né il titolo né tanto meno la cover. Questa volta però, in accordo con l’editore, proviamo a fare qualcosa di originale. E di davvero forte secondo me. Il problema è che tra averlo in testa e metterlo su carta, rappresentarlo visivamente, il passo non è tanto semplice. Ma ci proveremo. E ci stiamo già divertendo parecchio nel farlo.

Parigi, Hemingway, Radeschi e un caffè dove scrivere

hemingway in parisC’è sempre un caffè in cui chiudersi a scrivere a Parigi. Hemingway credo l’abbia fatto dappertutto (sempre con un bicchiere pieno sul tavolo) e non solo al Deux Magots.
Anche il protagonista di quattro miei romanzi, Enrico Radeschi, una volta ha trascorso un’avventura nella capitale francese, rischiando pure di farsi ammazzare.
E pensare che c’era arrivato con le migliori intenzioni…

In testa solo quell’odore. Inconfondibile.
Tutta la vecchia struttura ne era pervasa: le volte tonde, le piastrelle bianche, il cemento grezzo dei muri, il pavimento nero tempestato di biglietti azzurri.
La metropolitana di Parigi è un dedalo infinito di tunnel e gallerie, un moloch di duecento chilometri.
Di quei cunicoli interrati, a Radeschi, colpiva soprattutto l’odore. Una via di mezzo tra il lievito di birra e l’umido che sale dall’asfalto dopo la pioggia: l’alito caldo della terra.
da Niente baci alla francese (Mursia)

Mi sa che ci faccio un salto anch’io a Parigi per vedere se trovo un angolo dove mettermi a scrivere. Tipo subito.

E se non ne valesse la pena?

Anche per quest’anno le vacanze sono finite. Col tempo che ha fatto, direte, forse non sono mai davvero cominciate. Vabbé, ma non ci si può lamentare sempre, no?
Tanto bisognava scrivere. Sì, perché quando fai questo mestiere non stacchi mai. Sfrutti ogni weekend, ogni ponte, ogni giorno di ferie per dedicarti alla tua passione, anzi al tuo secondo lavoro perché scrivere è una cosa seria. E la domanda che ti fai più spesso è: ne vale la pena?
Non so, ma tengo duro. In questo Paese in lento declino nessuno legge più.
Il digitale ci salverà? Chissà. Magari noi scrittori faremo la fine dei cantanti quando sono apparsi gli mp3 (nel giro di poco tempo non hanno più venduto un disco) o forse i vari kindle e co. faranno il miracolo e le nuove generazioni leggeranno decine di romanzi all’anno…
Io voglio essere ottimista (o utopista?): domani consegno il mio nuovo romanzo all’editore. Uscirà nei primi mesi del 2015 in cartaceo e in ebook. E poi vedremo se queste vacanze sono state sprecate a scrivere. Tanto pioveva.

La vera vacanza è andare in ferie dentro alle proprie storie

Libro_vacanze_spiaggiScrivere è un lavoro a tempo pieno. E non si finisce (quasi) mai. Un romanzo, un racconto, un pezzo per il giornale…
Ma quello che conta sono le storie, il resto è solo rumore di fondo. Quando quella storia ce l’hai, tutto quello che ti sta intorno passa in secondo piano. Come il corridore che vede il traguardo lì, alla portata.
Io quella storia ce l’ho, sono anni che me la cullo, e ora sono in dirittura finale per completarla. Consegna dopo l’estate, in libreria con l’anno nuovo. I tempi sono contingentati. Le scadenze fissate. Ma non è un male: sapere di DOVER finire mi rende più disciplinato, più attento e perfino euforico. Quindi ecco le mie vacanze di scrittura. Meglio che un tuffo in piscina, meglio che una spiaggia affollata, meglio di un ombrellone e uno sdraio presi a nolo. La mia vera vacanza è andare in ferie dentro alle mie storie…

Bike Ride Story

Mi hanno chiesto di scrivere una storia. Un racconto che verrà “dipinto” sull’asfalto dell’argine che costeggia il Po. Parole che potranno essere lette mentre si pedala e che vi rimarranno per anni.
La richiesta mi è arrivata nell’ambito del progetto Bike Ride Story dell’artista Stefania Galegati Shines che risulta tra i quattro progetti vincitori del concorso Rigenerazione indetto nell’ambito della 48° edizione del Premio Suzzara (2013) dal titolo La terra si muove con il senso a cura di Paola Boccaletti, Elisabetta Modena, Marco Scotti.
In queste ore il mio racconto sta prendendo forma sulle strade della Bassa lungo un percorso di circa sette chilometri.
L’opera verrà inaugurata domenica 25 maggio alle ore 18 a Sermide, presso la Ex-teleferica. Ci sarò anch’io, felice di aver scritto un testo che parla della mia Bassa, del fiume, dei suoi profumi.
Il mio racconto inizia così:

Ti appare all’improvviso, inaspettata. La trovi distesa placida e silenziosa dietro l’Appennino e quasi non te l’aspetti. Pigra e verde, un corpo piatto ma comunque sinuoso accoccolato languidamente accanto al finestrino come una musa felliniana.
I suoi confini sono il fiume a nord e le montagne basse a sud; si stende come un lenzuolo verde e dal cielo appare come uno spicchio di landa fertile che bagna il Po da sotto e si allunga fin dove termina la pianura. I suoi abitanti la chiamano la Bassa.

Il resto lo potrete leggere pedalando in bicicletta lungo il Po.

Sessanta giorni al nuovo romanzo

Tanto manca all’uscita del nuovo romanzo che arriverà in libreria il 9 gennaio 2013 e sarà pubblicato sempre da Rizzoli. Le bozze sono state consegnate e corrette, la copertina è praticamente definita, il titolo anche, sei-sette presentazioni sono già state fissate e, insomma, siamo sulla rampa di lancio.
Mancano ancora alcuni dettagli e si parte. In questi due mesi di countdown su questo blog e sui vari social network parlerò diffusamente del nuovo libro a cui tengo molto visto che si svolge interamente nella Bassa. Fra qualche settimana inizierò a posteare stralci, fotografie, video per farvi entrare nel mood giusto. Ci sarà da divertirsi, vedrete.