L’importanza delle prime trenta pagine di un romanzo

Da quasi tre anni, oltre a quelli dello scrittore, indosso i panni di editor per la collana Calibro 9 di Novecento editore. In questo periodo di tempo abbiamo pubblicato 20 titoli a cui spero ne seguiranno ancora molti altri.
Ogni volta mi ritrovo a dare sempre lo stesso consiglio; a tutti i miei autori (e su questo capita anche di scherzarci durante le presentazioni) dico: rendete memorabili le prime trenta pagine del vostro romanzo. Riscrivetele, leggetele ad alta voce, non siatene mai abbastanza soddisfatti!
Perché?
Perché in molti casi saranno quelle che faranno decidere al lettore (in libreria o leggendo gli estratti negli store online) l’acquisto perché verranno lette per capire “com’è il libro”. E se sono scritte male…
Saranno anche quelle che spingeranno il lettore a continuare la lettura, a intrigarlo, a incuriosirlo e un lettore incuriosito è un lettore conquistato.
Sia chiaro: TUTTO il romanzo dovrebbe essere all’altezza, avvincente, ben scritto. Su questo non ci piove; però le prime trenta pagine devono esserlo di più.

 

Cinque modi (quasi) infallibili per trasformare un romanzo in un bestseller

Nato dall’osservazione di quei misteriosi fenomeni che vanno sotto il nome di bestseller editoriali ecco un essenziale compendio dei cinque modi infallibili (a imprescindibile giudizio del sottoscritto ovviamente) su come trasformare un romanzo in un bestseller.

1 – Andare in trasmissione da Fabio Fazio (lo so, lo sapevate già. Facile e scontato ma solo se conoscete Fazio…)
2 – Essere un caso umano conclamato (cioè vi è accaduto qualcosa di terribile e vi scrivono\scrivete un libro sulla vostra esperienza).
Venire ospitati dalla D’Urso prima dell’uscita del libro aiuta.
3 – Essere già molto famosi in altri campi tipo attori, registi, cantanti, astronauti, calciatori… (anche questa era facile)
4 – L’editore (per una congiunzione astrale dove nemmeno Paolo Fox ci capisce nulla) decide di puntare sul vostro romanzo: vi fa una tiratura monstre , mette il libro a un prezzo ridicolo e, per darvi la visibilità che a suo dire meritate, si compra tutte le vetrine delle librerie e pure la pubblicità su tram e bus!
5 – Per ragioni imperscrutabili e irripetibili (i grandi editori ci provano ad ogni libro che pubblicano a replicare questa alchimia senza alcun successo) parte un fortunato passaparola sul libro che lo proietta in vetta alle classifiche di vendita

Sei ragioni – più una – per cui gli scrittori vanno ai festival letterari

Alzarsi all’alba. Fuori diluvia pure. Prendere un metrò, poi un autobus e un aereo. Atterrare e, di nuovo, salire su un bus che ti porterà finalmente a destinazione, magari dopo un’ora di viaggio. Una volta lì, attendere il proprio momento, salire sul palco, presentare il proprio libro e poi prepararsi per la stessa trafila,  al contrario, per ritornare a casa.
Spesso è questa la giornata tipo di uno scrittore invitato a un festival letterario.
La domanda che sorge spontanea è: perché lo fa?
Ecco sei possibili risposte (che in tanti non ammetteranno mai):

  • Per le copie vendute
  • Per gli articoli sui giornali
  • Per vistare posti nuovi senza spendere una lira
  • Per nutrire il proprio ego
  • Per andare a pranzo\cena (e farsi dei selfie) con autori famosi
  • Per sedersi davanti a un pubblico numeroso che normalmente non si avrebbe

Ognuna di queste risposte è plausibile ma una, in particolare, mi convince più delle altre: per fare rete.
Che poi è la ragione per cui io frequento i festival (due lo scorso weekend LeggendoMetropolitano e Il festival delle Basse) .
I festival sono luoghi in cui si respira un’aria diversa (e ne so qualcosa anche come organizzatore e direttore del NebbiaGialla); momenti fondamentali per uno scrittore dove si fa cultura, si discute di cultura ma, sopratutto, (repetita iuvant) si fa rete. Occasioni dove ci si confronta con qualcuno che fa il tuo stesso mestiere con cui puoi discutere di editoria, di vendite, di promozione, di recensioni, di agenti letterari, di scrittura, di personaggi, di tendenze letterarie, di progetti passati e futuri…

Roversi, Polidoro e Ricciardi al Festival delle Basse 2016
Roversi, Polidoro e Ricciardi al Festival delle Basse 2016

Insomma: andare ai festival è faticoso ma ti arricchisce.
Sai che quando parteciperai a un festival non saranno il numero di copie che venderai che ti cambieranno la vita. Probabilmente dormirai poco e berrai troppo. Quello di cui però puoi stare certo è che ti confronterai con progetti nuovi ma, soprattutto, ritornerai a casa con un bagaglio di esperienze e di conoscenze accresciuto rispetto a quando eri partito. Sarai solo un po’ più stanco ma ne sarà (quasi sempre) valsa la pena.

Noir e bollicine calibro 9

Da quasi tre anni sono il direttore editoriale della collana Calibro 9 di Novecento editore. Pubblichiamo gialli e noir metropolitani e, fra alti e bassi, resistiamo stoicamente nel difficile mondo dell’editoria contemporanea.
Stare dall’altra parte è stimolante ed anche educativo. Vesti i panni dell’editore e ti preoccupi di aspetti diversi rispetto a quelli a cui normalmente pensi quando fai lo scrittore.
Tra le altre cose – ma questo in realtà lo faccio anche da autore – organizzo eventi per promuovere i miei autori e la collana. Il prossimo a cui vi invito caldamente a partecipare si terrà giovedì 26 maggio alle 19 al cafè Clubino e sarà il primo di una rassegna intitolata Bollicine e noir.
Si parlerà, insieme ad Andrea Carlo Cappi, dell’ultimo nato della collana Il risveglio della notte di Francesco Lugli che Andrea Pinketts racconta così:

Qui sotto la locandina con tutte le informazioni. Vi aspetto!

Quindici cose che ho imparato sul Salone del libro di Torino #SalTo16

Oggi si chiude il Salone del libro di Torino un appuntamento imperdibile per scrittori, lettori, addetti ai lavori. Da una decina d’anni sono un assiduo frequentatore della manifestazione tanto che oggi ho deciso di stilare un essenziale vademecum in quindici punti di ciò che ho imparato camminando per gli stand del Lingotto. Eccoli in ordine sparso.
Salone del libro accredito

  1. Alla maggioranza dei visitatori non frega nulla degli scrittori, vogliono vedere i vip (quest’anno eventi imballati per cuochi, cantanti e attori)
  2. Evitate di andarci il sabato e la domenica se non volete venire stritolati dalla folla
  3. Senza caffeina (e alcol) gli addetti ai lavori (editori, uffici stampa, personale di vendita negli stand) non arriverebbero mai vivi al lunedì sera
  4. Nelle foto sulla quarta di copertina gli scrittori sono tutti photoshoppati (o molto più giovani) e quando li incontri dal vivo rimani quasi sempre deluso
  5. Senza le scolaresche le giornate di giovedì e venerdì sarebbero praticamente deserte
  6. Tutti ti dicono “ci vediamo al Salone ok?” e poi non ti incontri mai.  Senza contare poi che tutti ti cercano (sms, whatsapp, telefonate) appena te ne sei andato o nell’unico giorno in cui non sei a Torino
  7. La maggior parte della gente al Salone compra gli stessi libri che trova nelle librerie o, peggio, quelli che si vendono anche negli autogrill e quindi non si capisce cosa ci vengano a fare…
  8. Gli scrittori che hanno smesso di prendersi troppo sul serio se la godono, gli altri rosicano di brutto perché non presentano nella sala Rossa davanti a cinquecento persone…
  9. Quando incontri qualcuno lo saluti con enfasi, grandi pacche sulle spalle. Poi appena si volta chiedi a chi ti sta vicino chi sia quel tizio che hai appena salutato come se fosse tuo fratello…
  10. Se non ci fossero le varie feste (Holden, Minimum Fax, ecc) metà degli addetti ai lavori e il sessanta per cento degli scrittori non metterebbero mai piede al Salone del Libro
  11. Gli stand di libri diminuiscono di anno in anno ma ne spuntano sempre di nuovi che non c’entrano nulla (quest’anno uno che vendeva solo popcorn)
  12. Gli agenti letterari diventano invisibili e si rinchiudono all’IBF dove, comunque, vendono i diritti di qualche altro autore…
  13. Alcuni, pur di dire che hanno presentato al Salone del libro, si mettono a fermare la gente che passa davanti allo stand del loro editore improvvisandosi banditori del proprio libro.
  14. Ogni anno tutti si chiedono perché il Salone del libro di Torino lo facciano a Torino e non a Milano e, ogni anno, la domanda rimane senza risposta
  15. Il lunedì sera gli editori pur di non rimpacchettare i libri praticamente te li regalano. Solo che non c’è quasi nessuno che ne approfitta perché ormai i padiglioni sono deserti…

Che fare? (per lanciare un libro)

Radeschi sta tornando. L’editor lo sta leggendo e dopo l’estate – a meno che io non abbia scritto castronerie inimmaginabili – il mio nuovo romanzo sbarcherà in libreria. Bene. Tutti contenti?  Quasi. A scoraggiarmi sono le statistiche: in un mercato editoriale dove vengono pubblicati  60.000 libri all’anno non è facile ottenere spazio. Si rischia spesso di venire travolti, anzi letteralmente sommersi, da questa marea di carta. Allora che fare per un lancio originale e diverso dal solito che non passi inosservato?
Viviamo in un’epoca fatta di velocità e di distrazione dove anche le recensioni a quattro colonne spesso passano sottotraccia. C’è bisogno secondo me, di una strategia nuova, di ripensare il modo in cui ci si approccia ai lettori.
Sì ma come?
Io ci sto ragionando e ho già qualche idea in testa che presto condividerò su questo blog e sui social network. Prima di esporla, però, mi piacerebbe sapere se voi avete qualche suggerimento, qualche intuizione originale per lanciare il romanzo. Se vi va scrivetemela qui, giuro che risponderò a tutti. E grazie in anticipo per l’aiuto!