La Maison de l’Entrecôte de Paris

Il suo girovagare lo condusse sull’altra sponda della Senna, fino a immettersi nel lunghissimo boulevard Saint-Germain. Dopo un bel pezzo di strada sbucò in una piazza quadrata, con al centro una fontana e alberi tutto intorno, sulla quale si affacciava la famosa chiesa di Saint-Sulpice. Dal sagrato, grazie al Codice da Vinci, stava partendo una visita guidata in cui si sarebbe mostrato ai pellegrini il punto preciso dove l’albino si era messo a scavare.
Data l’ora e la fame incombente, Radeschi si mise a cercare nei paraggi un posto dove pranzare. Evitò per quanto possibile i rèsto pour les touristes.
Fu fortunato: entrò in un locale con grandi specchi alle pareti, soffitti alti, molto decorato. Ambiente début du siècle. Si chiamava la Maison de l’entrecôte e il nome diceva tutto. Un solo piatto a disposizione,bistecca appunto. L’unica cosa che si poteva decidere era il tipo di cottura. Radeschi apprezzò quella limitazione alla propria libertà gastronomica.

dal romanzo di Paolo Roversi “Niente baci alla francese” (Mursia)

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Les Passages de Paris

I propositi turistici di Enrico avevano preso forma, senza preavviso, al momento del petit déjeuner.
Superare l’infinita diatriba fra croissant e pain au chocolat,il suo concorrente più diretto e agguerrito, non fu semplice. Il secondo è forse meno nobile, ma probabilmente più gustoso. Radeschi li mise a confronto, senza decretare un vincitore, intingendoli nella sua tazza piena di café au lait. Parlare di cappuccino, come avrebbe invece preteso il cameriere, sarebbe stata un’eresia. E su questo punto si ruppe il vaso di Pandora. Cominciare senza caffè, o meglio, senza un caffè come si deve, autentico, caldo, nero, era impossibile per lui.
Il portiere dell’hotel, uno spagnolo col sorriso furbo, gli consigliò il baretto di un romano lì vicino che faceva l’espresso come in Italia. Si trovava in uno dei passages, quelle gallerie strette ma luminose piene di negozi, ristoranti, rigattieri e ogni genere di commercio, costruite nel ventre caldo dei palazzi.
Da quella tazzina era nata l’idea di prendersi un po’ di tempo per visitare la città.
«Dans les passages il y a Paris», recitava un pannello di ottone fissato all’ingresso. Un mondo nascosto nel cuore della città, che sbucava al cospetto dell’Hard Rock Cafè, simbolo della globalizzazione, che, ironia della sorte, si affacciava su boulevard des Italiens.
Col sapore del caffè ancora in bocca, Radeschi si era fatto trascinare dalla corrente, gironzolando senza una meta precisa. Si era così imbattuto nell’anonima e austera sede di «Le Figaro», per poi proseguire, a passi lenti, giù per l’ampio marciapiede di boulevard Haussmann, fino allo scenografico poster di una donna in bikini che troneggiava sulla facciata dei magazzini La Fayette. Giunto lì, aveva un solo obbiettivo: la chiesa bianchissima che lo scrutava da lassù. Una passeggiata di tre quarti d’ora, solo per godersi la vista impareggiabile della città dall’alto e la mediocrità di una birra francese.

 

dal romanzo di Paolo Roversi “Niente baci alla francese” (Mursia)

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La metropolitana di Parigi

In testa solo quell’odore. Inconfondibile.
Tutta la vecchia struttura ne era pervasa: le volte tonde, le piastrelle bianche, il cemento grezzo dei muri, il pavimento nero tempestato di biglietti azzurri.
La metropolitana di Parigi è un dedalo infinito di tunnel e gallerie, un moloch di duecento chilometri.
Di quei cunicoli interrati, a Radeschi, colpiva soprattuto l’odore. Una via di mezzo tra il lievito di birra e l’umido che sale dall’asfalto dopo la pioggia: l’alito caldo della terra.
Quello era il suo unico pensiero mentre l’uomo gli puntava la pistola in faccia.
Incurante dei passanti e delle telecamere disseminate ovunque.
«T’as fini de me casser les couilles, rital!»
Radeschi non riuscì a provare paura. Nelle narici solo quell’odore. Immobile sulla banchina della fermata Strasbourg-Saint-Denis; una stazione anonima, di quelle di passaggio, dove si scende solo per cambiare linea.
Un posto avvilente, lontano anni luce dall’eleganza del Louvre o dallo splendore della Pyramide.
Un posto buono solo per farsi ammazzare.

dal romanzo di Paolo Roversi “Niente baci alla francese” (Mursia)

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Tödliches Requiem

Lo so, il titolo è parecchio diverso dall’originale in italiano, ma, del resto, era difficile mantenere il senso di Niente baci alla francese. Così il mio editore tedesco, la Ullstein (che a febbraio aveva fatto uscire La mano sinistra del diavolo) , ha deciso di modificarlo.
Mi piace molto la copertina, solare, per un romanzo cui sono molto affezionato, forse non giustamente compreso qui da noi e che oggi, 15 luglio 2011, esce in tutte le librerie tedesche.
I commenti cominciano già ad arrivare e sono positivi. Dimostrazione ne sia il fatto che i due romanzi (con uno che deve ancora uscire praticamente) sono nella top 100 dei libri di autori italiani più venduti da Amazon in Germania.

Tra le elezioni a Milano e il Salone del libro di Torino

Le due cose non sono chiaramente collegate se non per il fatto che mentre a Milano si voterà per il sindaco io sarò impegnato a Torino con una serie di eventi (la lista completa la trovate qui).
Mi piaceva però, tanto per tornare sul tema, ricordare un mio incontro, seppure a distanza e tramite persona interposta (la giornalista del tg La7) con la Moratti… Si parlava di letteratura naturalmente; era il 2007 usciva in libreria Niente baci alla francese il romanzo in cui il sindaco della città (un uomo quindi nessun equivoco possibile) veniva ucciso alla prima della Scala…

Ecco il servizio che andò in onda su La7

Mentre qui trovate il booktrailer dedicato al romanzo che è davvero un piccolo cult su YouTube con più di 13 mila visualizzazioni…

Baci alla francese, tre anni dopo

A volte il tempo che passa lo ricolleghi a eventi, situazioni, periodi più o meno felici della tua vita. Tre anni fa esatti, il 16 novembre 2007, usciva in libreria il mio romanzo Niente baci alla francese, terza avventura di Enrico Radeschi. Un romanzo a cui tengo molto perché per la prima volta ho raccontato Parigi (l’ho poi fatto anche in L’uomo della pianura e lo rifarò nel nuovo romanzo che uscirà nel 2011). All’epoca fece molto rumore. Non solo perché avevo appena vinto il premio Camaiore con La mano sinistra del diavolo ma soprattutto perché nel romanzo era descritta la morte del sindaco di Milano.
Il Venerdì di Repubblica mi dedicò una bella intervista con tanto di servizio fotografico (qui).
I media ci si buttarono, uscirono pezzi su Repubblica, Corriere, né parlò Bertolino su Rai Tre e La7 intervistò sia me che Letizia Moratti (qui il video). Il romanzo era di stretta attualità perché affrontava un tema ecologico (molto prima di PesceMangiaCane dunque) come quello dell’ecopass.
Un libro a cui sono molto affezionato anche perché è un romanzo che ha destato pareri discordanti. Come quei figli cari ai genitori ma che in molti non vorrebbero mai trovarsi fra i piedi. Veniva dopo il suo fratello più bravo, il secchione, quello perfetto La mano sinistra del diavolo e quindi gravavano forti aspettative su di lui. E a molti non è piaciuto perché non era altrettanto profondo. Scelta voluta. NBF è un mondo nuovo, quello di Diego Fuster che appare per la prima volta, quello di Radeschi che diventa più cinico, quello di Vrinks che forse rispolvererò…
Il romanzo, credo che se la giochi con La mano sinistra in quanto a lettori. Sia nella versione hardcover che in economica. Se siete curiosi ora lo trovate a  5.90 e l’anno prossimo uscirà (sempre in accoppiata col fratello più grande, of course) in Germania per un’importantissima casa editrice.
Insomma NBF è un libro che mi porto dentro, a cui tengo. A cui ho dedicato il primo booktrailer che, nonostante le ovvie ingenuità tecniche, trovo sia uno dei più azzeccati e, infatti, è anche tra i più visti su youtube.
Lo incollo qui sotto. Tre anni dopo mi fa ancora sorridere. E quando sorridi, non puoi che essere felice di quello che fai, hai fatto e che farai.