James Ellroy e l’arte di portarti subito nel cuore della storia: American Tabloid

Oggi, dopo un po’ di tempo, riprendo questa rubrica pubblicando un incipit di un grande scrittore: James Ellroy.
In poche righe l’autore ci proietta subito all’interno della storia, ci fa capire con che linguaggio e con che tono ce la racconterà. Ci elargisce i dettagli di un’epoca quasi en passant. Insomma una garanzia sin dalle prime righe.
Ecco l’incipit di  American Tabloid

Si faceva sempre alla luce del televisore.
Alcuni latinoamericani agitavano armi da fuoco. Il capo del gruppo si piluccava insetti dalla barba e fomentava i suoi. Immagini in bianco e nero: tecnici della Cbs in divisa mimetica. Cuba, brutta storia, disse un annunciatore. I ribelli di Fidel Castro contro l’esercito regolare di Fulgencio Batista.
Howard Hughes trovò la vena e si iniettò la codeina. Pete lo osservò di soppiatto: Hughes aveva lasciato la porta della camera socchiusa.

La disciplina della scrittura

Dopo parecchio tempo torno a parlare di scrittura e lo faccio con cognizione di causa perché in questi giorni sono in piena stesura del nuovo romanzo (i caffè qui sopra non ci sono per caso…).
Quando si è esordienti e si scrive il primo romanzo non ci si deve confrontare con quella che spesso diventa la bestia nera degli autori che lo fanno per mestiere: la data di consegna del manoscritto. Proprio così: non solo dovete scrivere un romanzo intrigante, eccitante, poderoso eccetera ma dovete farlo in un tempo prestabilito. Tempo che alla firma del contratto sembra ragionevole, spesso anche troppo dilatato, ma che in realtà diventa come una spada di Damocle man mano che ci si avvicina alla deadline. Conosco autori che per rispettare tali scadenze non escono di casa e scrivono giorno e notte; insomma si seppelliscono in casa per ultimare il romanzo con risultati spesso non esaltanti. Allora come fare? Be’ della scaletta già sapete tutto ma l’altro ingrediente che serve è la disciplina: farsi un piano d’azione e scrivere ogni giorno un tot di battute. Non ci si può ridurre a scrivere mezzo romanzo in una settimana, la scrittura – come il vino – ha bisogno di “decantare”, di depositarsi quindi è necessario pianificare tempistiche ragionevoli. Quali? Dipende dallo scrittore che siete: alcuni pensano che 30 mila battute al giorno possano andare, io ritengo che la soglia corretta (per respirare e vivere) sia tra le 5 e le 10 mila al giorno. Ora scusate ma il 31 luglio devo consegnare il nuovo Radeschi è sono un po’ in ritardo sulla tabella di marcia…

Il tempo della scrittura

Il tempo della scrittura è quel periodo (giorni, mesi, anni) che intercorre da quando vieni colto dall’idea folgorante al momento in cui finisci di scrivere il tuo romanzo. Non è definito ma non può nemmeno essere lasciato a sé stesso: non si scrive quando “si ha tempo” o quando “si ha voglia”.
Scrivere, se lo si fa per mestiere (o si spera di farlo) è una faccenda seria che richiede disciplina. Quindi bisogna stabilire in anticipo il tempo che si dedicherà alla scrittura.

Scrivete ogni giorno

Ne basta anche poco ogni giorno (una mezzora ad esempio) purché sia costante. L’assiduità nella stesura del libro (oltre a una buona scaletta) sono fondamentali per il raggiungimento del vostro obiettivo. La costanza accompagnata da un impegno giornaliero vi permettono di non “perdere il filo” della narrazione. Se abbandonate il vostro scritto a sé stesso per un mese quando lo riprenderete in mano non vi ricorderete più molti dettagli e sarete costretti a rileggerlo tutto daccapo. Quando invece vi applicate con costanza al vostro manoscritto (spinti dal sacro fuoco della scrittura) tutto sarà più semplice e la vostra narrazione più fluida.

La voglia di scrivere: molto godimento e parecchio mestiere

La voglia di scrivere: a volte c’è, altre bisogna farsela venire.
Sì perché se vi arenate è peggio: si rischia di trascinare un lavoro per mesi quando invece basterebbe un piccolo sforzo per superare lo scoglio… Come? Alimentando (anche artificialmente con serie TV, viaggi, incontri, letture) la nostra voglia di scrivere, stimolarla, ricercarla, immaginando situazioni (anche surreali) da inserire nel libro…

Scrivere un romanzo è faticoso e impegnativo. Le parti che ti godi davvero a ideare e redigere poniamo siano (se sei molto fortunato) il 40%. Poco? Tanto? Il resto è pura narrazione ossia prendere per mano il lettore e raccontargli tutto il resto; il resto è mestiere.
Il resto serve a creare il clima giusto per portare il lettore a quelle scene che danno un senso al tuo libro: il famoso 40%. Attenzione però: non è che il 60% del libro valga meno, tutt’altro; semplicemente svolge una funzione diversa. Il resto è quello che crea la suspence, il climax, l’attenzione giusta per valorizzare al meglio i passaggi più significativi del libro. Semplicemente ci si diverte un po’ meno a scriverlo…

L’arte di riordinare gli appunti

L’ispirazione, si sa, viene quando vuole. A me succede di accoglierla in piena notte (e mi devo alzare perché non sfugga) oppure quando sono sotto la doccia. Si tratta di idee improvvise, soluzioni a problemi narrativi aperti, nuovi personaggi che si vengono a presentare pretendendo di far parte della vostra storia…
Quando capita si prende un foglio o si accende il pc e si appunta questa illuminazione.
Facile sin qui.
Lo scrittore organizzato a questo punto dovrebbe – ma non è purtroppo il mio caso – riprendere quell’appunto il prima possibile e inserirlo nel punto giusto del romanzo che sta scrivendo. Trovargli una collocazione temporale adeguata nella storia. Questo in teoria.
In pratica io mi ritrovo con una pila di venti o trenta “idee formidabili” e di “spunti pazzeschi” che non ho la minima idea di come far convivere nella mia storia. Già, perché il problema è proprio questo: inserire in maniera non forzata queste illuminazioni in una narrazione di senso compiuto. Voi ne siete capaci?
Una delle difficoltà maggiori è il rinunciare a un’idea, accantonarla perché non “ci sta proprio”. Certo magari la potete tenere da parte per scritti futuri (gli hard disk degli scrittori sono pieni di roba che “potrebbe servire prima o poi”) però il miglior favore che potete fare a voi stessi è: essere critici con le vostre idee. Domandatevi: la devo inserire a tutti i costi? Anche col sole appare così sensazionale come quando me la sono sognata stanotte?
Se la risposta è sì dovete allora trovargli una collocazione ottimale nella storia: non c’è nulla di peggio di una bella trovata che però risulta appiccicata nel posto sbagliato perché rompe il ritmo o, peggio, non c’entra nulla con quello che state raccontando.
In sostanza l’arte di riordinare gli appunti consiste in una cernita rigorosa e ponderata di quello che può entrare (o non entrare assolutamente) nella vostra famosa scaletta. Ne siete in grado?
Devo confessarvi che io sono alle prese con la stesura del nuovo romanzo e le idee strabilianti le sto sfoltendo con l’accetta…

Quando un’idea geniale non basta (ma aiuta)

Scrivere significa inventare un mondo e raccontarlo ai nostri lettori. Per farlo lo scrittore ha bisogno di un punto di partenza: la grande idea che sta alla base della narrazione.
Basterà? No, però aiuta (insieme alla scaletta) perché almeno sa da dove partire.
Ci sono idee buone e idee cattive. Intuizioni geniali e pessime trovate. Pensate che illuminano e altre che rabbuiano.
Qualunque sia la vostra idea per un racconto o un romanzo dovete valutarla in maniera critica ed oggettiva.
Domandatevi: è davvero così originale? Dal 3200 a.c. quando i Sumeri hanno inventato la scrittura nessuno si è mai cimentato in qualcosa che ci assomiglia?
Questo per dire che essere originali a tutti i costi non è strettamente necessario per scrivere un buon romanzo (anche se aiuta). Quello che occorre davvero è un’idea solida, convincente e, sopratutto, che offra delle prospettive.
Per prospettive intendo, in senso generico, la generazione di altre idee; cioè da un’intuizione iniziale si generano a catena altre situazioni o azioni che serviranno a dare corpo alla storia principale e che vi aiuteranno a portare avanti la narrazione. Non c’è niente di peggio, infatti, di un romanzo che parte alla grande con un’idea portentosa che, però, dopo venti pagine finisce in niente perché quell’intuizione iniziale non ha figliato, se mi passate la metafora. Concentratevi sullo sviluppo dell’idea, su come si evolverà, su dove condurrà i vostri personaggi. Ognuna di queste prospettive può diventare un capitolo, una scena, uno snodo…
Riassumendo quindi: l’idea geniale da sola non basta e non serve a molto se non sapete valorizzarla a dovere.