Lo scrittore e lo spasmodico compiacimento per le proprie frasi

Abbiamo un nemico che ci osserva quando scriviamo: noi stessi. E il peggio che ci possa succedere è che lui prevalga e prenda in mano la nostra penna, il pallino della narrazione e lo porti dove vuole lui.
Non solo rischia di farci finire fuori strada (se avete redatto una scaletta efficace e un buon plot questo non succederà) ma sopratutto ci spingerà in quello che è un vero dramma per un autore: lo spasmodico compiacimento per le proprie frasi.
L’illusione è dietro l’angolo: vi sembrerà di aver scritto una frase memorabile di quelle da piazzare nei biglietti dei cioccolatini o da postare su facebook. Bravi, peccato che non servirà per la storia che state scrivendo e che risulterà non soltanto stucchevole, ma pure dannosa. Starà lì a gridare “guardate come sono bravo!” e distrarrà il lettore.
Il consiglio quindi è: non strafate, non sputate sentenze, non discettate sui massimi sistemi quando state parlando di tutt’altro. Ma sopratutto: rileggetevi e non innamoratevi troppo della vostra prima stesura (qualche scrittore famoso ha detto senza tanti giri di parole che la prima stesura è quasi sempre merda) né di una certa frase: se necessario quella frase, può e deve, essere sacrificata a beneficio di una narrazione efficace, fluida e ben strutturata.

Coltivate le vostre idee: ogni libro è un progetto

Si avvicinano le feste e per ogni autore che si rispetti questo è il momento della scrittura. Mentre gli altri pensano a sciare, a viaggiare, a divertirsi noi ci ritagliamo un momento per coltivare i nostri progetti. Sì perché la scrittura – l’ho già detto mille volte – non si limita allo scrivere ma coinvolge anche tutta una parte di progettualità che non va sottovalutata.
Non basta una buona storia: nell’epoca in cui viviamo bisogna anche sapere a chi proporla, quale editore sarà più adatto per accoglierla. Anche perché magari avete scritto un saggio o un testo sperimentale di qualche tipo che non tutti comprendono o apprezzano…
Quindi lavorateci, rendetelo perfetto ma, al tempo stesso, pensate alla sua collocazione. Dedicategli una presentazione adeguata. Cercate di capire se esiste qualcosa di simile sul mercato e, in caso affermativo, in cosa il vostro lavoro sarebbe migliore o più innovativo. Insomma evidenziate quali sono i suoi punti di forza. Lavorate a un progetto non semplicemente a un libro. Sviluppate le idee: di una serie, di una collana, di un albo a fumetti, di un manuale per esploratori, di un saggio sulla birra artigianale…
Siate creativi e abbiate fiducia  in voi stessi. Alla lunga, ne sono sicuro, verrete premiati.

Non tutti i libri sono per tutti

I libri non sono per tutti. Ci illudiamo che sia così ma non è vero; ogni lettore ha il proprio gusto, la propria sensibilità. C’è chi ama i dialoghi, chi le descrizioni dei paesaggi, chi pagine e pagine di struggimenti amorosi, chi le scene d’azione, chi lo stream of consciousness intimista, chi i robot senzienti…

Insomma il concetto è semplice: quando scrivete non potete piacere a tutti. Questione di statistica. Anzi mi spingo oltre con un paradosso: se uno scrittore contemporaneo piace davvero a tutti (lasciando da parte i classici per cui vale un discorso è diverso), dal ragazzino al nonno passando per genitori fratelli e sorelle, be’ state certi che almeno un paio di loro mentono e non hanno mai letto niente dell’autore in questione…

Questa introduzione dove ci porta?
Al fatto che quando scrivete il vostro romanzo perfetto – consciamente o inconsciamente – vi scegliete il vostro pubblico. Non soltanto per il genere (giallo, rosa, fantascienza, quello-che-volete-voi) ma anche per tanti altri aspetti.
Quali?
Ecco alcune domande che potete porvi.
Il vostro è un romanzo per tutte le età o magari è adatto solo per i teenager?
Va bene sia per un pubblico maschile che femminile?
Ha un linguaggio comprensibile anche per l’uomo della strada o è un romanzo alto, colto zeppo di citazioni dotte?
Rifletteteci.

Piacere (che poi è sempre soggettivo ricordiamocelo) dipende anche dallo stile. Vi faccio un esempio concreto che mi riguarda in prima persona: io adoro permeare i miei personaggi d’ironia tagliente. Molti lettori lo apprezzano, altri no semplicemente perché si aspettavano un romanzo diverso da quello che poi hanno cominciato a leggere (“Ho letto cento romanzi gialli e mai l’investigatore faceva battute!”).
La colpa di chi è in questo caso: dell’autore o del lettore?
Non necessariamente di uno dei due. Penso che spesso a tradire le aspettative del lettore non sia l’autore (il libro prima bisogna leggerlo per sapere cosa contiene e come è scritto!) ma della quarta di copertina  o delle recensioni che l’hanno presentato…
In altri casi ancora, semplicemente, è colpa del lettore che non sa scegliere. Ricordate la famosa questione dell’acquisto compulsivo di un romanzo per via della copertina e del titolo (cliccate qui per rinfrescarvi la memoria)?

Concludendo quindi: scrivete pensando fortemente a chi vi leggerà.
Se indovinate il target avrete più possibilità di vendere. Semplice.
Chi sarà il vostro lettore tipo? Uomo o donna? Giovane o anziano? Colto o meno? Serio o rilassato?
Insomma costruite l’identikit del vostro lettore perché non c’è niente di peggio che proporre una bella bistecca al sangue a un vegetariano: potrebbe essere anche la bistecca più buona del mondo ma lui dirà sempre che non è di suo gradimento. Lo stesso vale per i libri: non si può piacere a tutti ma si può piacere molto a chi sa apprezzare quel genere di libro.

Il tempo dedicato alla scrittura è tempo rubato alla vita

Perché vi mettete alla tastiera e scrivete: ve lo siete mai chiesto? Qualunque sia il motivo sappiate che vi verrà sempre obiettato – specialmente se non siete autori da bestseller – che il tempo dedicato alla scrittura è tempo rubato alla vita.
Forse vi permette di risparmiare parecchio in strizzacervelli ma scrivere, a volte, è una condanna. Anche per chi vi sta accanto se non condivide l’ardore e non lo comprende…
Esagerato? Forse ma rende bene l’idea di una passione che non sempre ci regala le soddisfazioni che desideriamo (e che meriteremmo). La scrittura è una passione solitaria spesso fine a stessa: la pubblicazione è un passaggio non un traguardo. La felicità la si raggiunge in due momenti: quando si crea la storia (e la si scrive come se nelle vene ci scorresse il fuoco) e quando la stessa viene letta (da lettori sconosciuti non famigliari, amici,conoscenti ecc). In mezzo ci sono un sacco di frustrazioni, dubbi, incertezze. Attese lunghissime. Ne vale la pena?
Sappiate che tutto questo fa parte dell’essere scrittore: rafforza lo spirito, aiuta ad affrontare le delusioni (tante e a qualunque livello).
Se cercate una professione tranquilla, dove non ci si agita, dove si va tutti d’accordo allora state alla larga dall’editoria.
In caso contrario sappiate che gli alti ma sopratutto i bassi saranno (quasi) all’ordine del giorno.
Vi lascio con una citazione di Luigi Tenco che credo calzi a pennello per certi stati d’animo degli scrittori:

Perché scrivi sempre cose tristi? Perché quando sono contento esco.

Le declinazioni della scrittura

Scrivere un romanzo  è come correre la maratona di New York, l’ho detto e spiegato qui. Ma allenarsi non deve essere per forza un esercizio noioso. E non deve nemmeno trattarsi di scrivere solo singoli capitoli, plot o trattamenti. No. La scrittura può essere declinata in vari modi.
Non deve essere necessariamente un racconto.
Certo nemmeno uno status sui social di tre righe basta. No: dovete produrre un testo articolato. Di qualsiasi genere. Un articolo d’attualità, un commento politico, sportivo o simile (che potete anche non pubblicare da nessuna parte: è allenamento no?). Se volete pubblicarlo sul web allora magari cimentatevi nella  recensione di un romanzo o di un film o di una serie TV. Magari un post su un blog di un argomento a piacere purché non siano cinque-righe-cinque.
L’esercizio perfetto, secondo me, è quello di arrivare a produrre almeno una cartella (circa 2000 caratteri per intenderci).
Fatelo almeno una volta ogni due giorni e vi assicuro che (dopo almeno un mese) quando vi rimetterete alla tastiera per dedicarvi al vostro romanzo (o al vostro racconto lungo) avrete il fiato, le gambe e la facilità di scrittura richieste!

 

Scrivete come se doveste correre la maratona di New York

Correre.
Prepararsi alla gara.
Riscaldarsi.
Allenarsi ogni giorno.
Non è importante quando lo fate: all’alba, a notte fonda, in pausa pranzo, dopo un pisolino, mentre cenate. Come gli atleti che si preparano per una competizione tanto faticosa e massacrante come la maratona dovete avere disciplina. La scrittura è questo: disciplina e allenamento. Costanza e sacrificio.
Scrivete ogni giorno, anche poche righe. Oppure pensate alla scrittura, allo sviluppo della storia. Scrivere non significa soltanto mettersi al PC e digitare. Significa anche costruire dei mondi e lo potete fare in qualsiasi momento: mentre guidate, mentre siete in tram, mentre fingete di ascoltare qualcuno molto noioso seduto di fronte a voi…
Un dei segreti per scrivere un romanzo perfetto (oltre a queste cinque regole fondamentali) è: allenarsi come un maratoneta.
Scrivete (o pensate intensamente a quello che scriverete) ogni giorno. Come se doveste correre la maratona di New York.