La strategia dell’ariete
Pubblicato il 12.06.2007
Radeschi's version - il blog di Paolo Roversi

[Da STILOS]

Quattromila e cinquecento anni di storia, quattro autori (Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani) provenienti da quattro città diverse con una passione in comune: la scrittura. Nasce così la “Strategia dell’Ariete” il nuovo romanzo dell’ensemble narrativo Kai Zen in cui si racconta di una sostanza segreta chiamata Al-Hàrith, custodita e temuta, attraverso i secoli da una moltitudine silenziosa e segreta. La storia prende il via dall’antico Egitto per poi attraversare la Cina degli anni Venti, il Paraguay degli anni trenta popolato da una singolare comunità ariana fino ad arrivare nell’america degli anni cinquanta…
Una galoppata narrativa che Stilos ha voluto farsi raccontare dagli autori.

Cosa vuol dire Kai Zen e qual è l’origine del vostro nome?
In giapponese significa “in continuo miglioramento” ed è una tecnica di auto motivazione, molto usata in ambito aziendale. Schiere di colletti bianchi che ripetono in coro slogan come “siamo i più forti, siamo i migliori”, cose così. Ma questo non ha nulla a che fare con noi, in realtà Kai Zen era il nome di una fantomatica band di rock industriale citata in uno dei capitoli del primo progetto di scrittura collettiva cui abbiamo partecipato, “Ti chiamerò Russell”. Ci è piaciuto e lo abbiamo scelto per come suonava, la pigrizia ha fatto il resto.

Come vi è venuta l’idea di mettervi insieme a scrivere? Da quanto lavorate insieme?
Uno di noi, Jadel, ha semplicemente mandato alla mailing list di quel primo progetto un paio di incipit, così tanto per giocare. Gli son venuti dietro in tre, scrivendo dei possibili seguiti. Uno di quei tre ha mollato subito, ed è stato sostituito da un altro che aveva sentito parlare di questo nuovo abbozzo. Ed ecco i quattro Kai Zen.
Era il 2003. Mai avremmo potuto pensare che quel mostro potesse venire pubblicato oggi.

In Italia, il più famoso ensemble narrativo è quello dei Wu Ming. Vi siete ispirati a loro? So che la pubblicazione del vostro primo racconto è nata da un loro progetto…
I Wu Ming sono stati un po’ i sensali del matrimonio Kai Zen e sono senz’altro un punto di riferimento, per quanto abbiamo metodi di lavoro molto diversi. Loro vivono nella stessa città e si conoscono da molto tempo, noi abbiamo vite e storie personali diverse, viviamo in città differenti e ci teniamo in contatto continuo perlopiù tramite internet. Per quanto riguarda l’approccio alla materia letteraria, lo stile di scrittura e di narrazione, Kai Zen e Wu Ming sono distanti come possono esserlo due “scrittori solisti”. L’ispirazione poi è un discorso a parte. Naturalmente Q è stato sul comodino di ognuno di noi, ma assieme ad esso ci sono stati molti altri libri. Ognuno di noi ha avuto il suo percorso di letture, di fruizione musicale e di altre espressioni artistiche, che ha contribuito a modellare il suo stile e di conseguenza quello dell’ensemble in generale.

Come create il vostro stile? Ognuno si uniforma a quello degli altri o adottate certi “canoni” in modo che la scrittura sia sempre dello stesso tipo?
E’ una cosa che è venuta a poco a poco. scrivendo insieme ci si influenza inevitabilmente, ci si corregge a vicenda e ci si affina cercando una direzione comune. Il quinto stile, lo stile Kai Zen è stato un parto lento e lungo, ma molto piacevole e istruttivo. Forse un po’ come il fenomeno dei cani che finiscono con l’assomigliare ai padroni e viceversa. Nella
fattispecie, per La strategia dell’Ariete il fatto di avere quattro epoche storiche differenti ha legittimato stili diversi, a volte, così come in frangenti particolari abbiamo optato per linguaggi inusuali.

Come procedete nella stesura del romanzo? Ognuno di voi scrive un capitolo e poi lo passa da correggere agli altri oppure ogni paragrafo è scritto a otto mani?
Generalmente si divide la storia in piani narrativi e ognuno all’inizio ne cura uno. Ogni capitolo però viene subito inviato agli altri non appena finito, in modo che ci possa essere un riscontro immediato e continuo con le correzioni altrui. Un casino infernale, a tratti, ma divertente. In poco tempo ci siamo fatti spalle molto larghe e abbiamo preso le misure giuste tra noi.

Avete dei “ruoli” particolari all’interno della storia: non so uno fa le ricerche storiche, l’altro si occupa solo dei dialoghi, un altro scrive le descrizioni eccetera…
No, in genere no. Ognuno si occupa di tutto nella parte che scrive direttamente, poi tocca agli altri correggere ed eventualmente riscrivere.
Certo, ognuno di noi è specializzato in qualcosa e viene chiamato in causa in determinati frangenti. La cosa bella di Kai Zen è che ognuno è quello che è e non deve assomigliare agli altri, apporta invece le sue caratteristiche specifiche al gruppo. Jadel per esempio ha fantasia e propone in continuazione, Guglielmo cura molto il linguaggio, Aldo rende concreto ed efficace e Bruno dà uno spessore storico.
Ognuno di noi è un po’ egocentrico e crede di saperne di più degli altri, e la battaglia a volta si fa estenuante, anche se sempre corretta. In sostanza siamo tutti gregari con un certa tendenza all’anarchismo…

Quanto impegno ha richiesto La Strategia dell’Ariete? Maggiore rispetto agli altri romanzi totali che avete scritto come La Potenza di Eymerich e Spauracchi oppure ormai avete un metodo di lavoro collaudato?
Sicuramente. La Strategia rispetto agli altri progetti è più organico e articolato e ci ha impegnato di più, ma possiamo dire che ormai abbiamo collaudato un sistema buono per affrontare sia gli impegni come questo che quelli più sperimentali e veloci come i romanzi totali. Il concetto chiave, essendo a distanza, è quello di tenerci sempre in stato di allerta, attivi, reattivi. Altrimenti la vita quotidiana ti seppellisce in un attimo, se non condividi uno spazio fisico. Quindi il rimedio è il rilancio, lo stress. Scriverci spesso, molto, mettere pressione uno sull’altro per le scadenze, gli obiettivi. Fino a quando non nasce una consapevolezza interiore, che Kai Zen non può essere lasciato in disparte. Poi,
per riprenderci, non ci sentiamo più per qualche giorno, purificandoci come fosse la catarsi della tragedia…E tutto ricomincia di nuovo. (Paolo Roversi)

Kai Zen – La strategia dell’ariete – Mondadori

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Paolo Roversi

Paolo Roversi è nato nel 1975. Scrittore, giornalista e sceneggiatore, vive a Milano. Con Marsilio, nel 2015 ha pubblicato il dittico Città rossa, due romanzi sulla storia della criminalità milanese degli anni Settanta e Ottanta: Milano criminale e Solo il tempo di morire (premio Selezione Bancarella, premio Garfagnana in giallo).
Nel 2016, sempre con Marsilio, ha pubblicato La confraternita delle ossa, il primo episodio di una serie con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi che comprende anche i romanzi: La marcia di Radeschi (Mursia), La mano sinistra del diavolo (Mursia, premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007), Niente baci alla francese (Mursia) e L’uomo della pianura (Mursia).
Gli altri suoi romanzi sono Taccuino di una sbronza (Morellini), PesceMangiaCane (Edizioni Ambiente) e L’ira funesta (Rizzoli).
I suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti.
Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per serie televisive e cortometraggi.
È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera.
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Scopri il nuovo romanzo di Paolo Roversi: La confraternita delle ossa (Marsilio)

Autore: Paolo Roversi

Paolo Roversi è nato nel 1975. Scrittore, giornalista e sceneggiatore, vive a Milano. Con Marsilio, nel 2015 ha pubblicato il dittico Città rossa, due romanzi sulla storia della criminalità milanese degli anni Settanta e Ottanta: Milano criminale e Solo il tempo di morire (premio Selezione Bancarella, premio Garfagnana in giallo). Nel 2016, sempre con Marsilio, ha pubblicato La confraternita delle ossa, il primo episodio di una serie con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi che comprende anche i romanzi: La marcia di Radeschi (Mursia), La mano sinistra del diavolo (Mursia, premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007), Niente baci alla francese (Mursia) e L’uomo della pianura (Mursia). Gli altri suoi romanzi sono Taccuino di una sbronza (Morellini), PesceMangiaCane (Edizioni Ambiente) e L’ira funesta (Rizzoli). I suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per serie televisive e cortometraggi. È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera.