Lo scrittore con la bottiglia: ciao Buk

Quindici anni fa spegneva la luce Charles Bukowski.
Uno strano tizio milanese di nome Carlo Boschi la riaccendeva… Ma questa è un’altra storia.
Oggi sono a Parigi e in un caffè della rive gauche brinderò alla memoria del vecchio con una birra e un taccuino su cui cercherò di buttare giù un po’ di idee. In fondo se faccio lo scrittore lo devo al vecchio Henry Chinaski, no?
Sull’ultimo numero di INSCENA, in edicola in questi giorni  e scaricabile gratuitamente qui, c’è un mio pezzo dedicato a Bukowski. Un ritratto diverso dal solito credo intitolato “Lo scrittore con la bottiglia”.
Il pezzo integrale potete leggerlo sulla rivista io mi limito a ripotare la chiusa che mi sembra molto adatta per questa occasione.

Buk è come un buon vino: col tempo si affina e oggi, dopo molti anni dalla morte, si sprecano i seminari, le celebrazioni, le santificazioni,
le ristampe… La risposta è semplice: di autori che scrivono, e vivono, come il Vecchio hanno buttato via lo stampo.

L'autore Paolo Roversi

Scrittore, giornalista, sceneggiatore e organizzatore di festival crime. Grande appassionato di tecnologia. Tutto in ordine sparso. Bio completa qui

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