Sporchi trucchi da autore esordiente per trovare l’editore

Sono davvero felice che i miei articoli sulla scrittura creativa e il mondo dell’editoria riscuotano il vostro interesse. Ogni giorno qualcuno mi scrive per chiedermi lumi o propormi nuovi argomenti. Dopo il boom (più di mille letture in pochi giorni) del pezzo sugli sporchi trucchi degli editor su come “smaltire” i manoscritti che arrivano sulla loro scrivania ecco che oggi voglio darvi qualche suggerimento su come arrivarci su quella stessa scrivania e magari anche fare in modo di essere letti!
Tutto parte da un lettore che mi ha scritto:

Vorrei chiederti un consiglio su come poter cercare di pubblicare nel miglior modo possibile il mio romanzo

Ho risposto così:

Il consiglio migliore è di cercare di far arrivare il tuo libro sulla scrivania giusta: cioè non spedire a pioggia ma cercare nome e cognome dell’editor che ti potrebbe leggere e cercare di contattarlo.

Ero stato troppo vago evidentemente visto che pronta è arrivata un’altra richiesta:

Come faccio a capire chi è quello giusto e come faccio soprattutto a contattarlo?

Ecco, siamo arrivati al punto. La domanda cruciale è : come faccio a contattare l’editor che mi sta a cuore?

Innanzi tutto dovete individuarlo, cioè pensare alla casa editrice dove vorreste fosse pubblicato il vostro libro. Questo non è impossibile: se un editor deve accettare di leggere il vostro manoscritto voi dovete sapere cosa gli piace, che libri legge e che libri pubblica nella collana che cura, no?
Bene. Ammettiamo che abbiate trovate la casa editrice e quindi l’editor che fa per voi. Ora cosa farete per convincerlo a leggervi?

I social sono vostri amici ma non abusatene

I social sono vostri amici (anni fa sì che era un incubo contattare un editor quando non c’era facebook): usateli. Individuate il vostro obiettivo e chiedetegli l’amicizia. Ma NON MANDATEGLI il libro appena quello vi accetta nella sua cerchia! Non funziona così. Quello che dovete fare ora è scoprire quando e dove potrete incontrarlo faccia a faccia. Eh già: una specie di duello all’OK corral. Raggiungetelo a questo evento (una presentazione, una mostra, una prima di qualcosa, una finale di un premio) e se dovete prendere un treno o un aereo be’ fatelo: senza sacrificio non si ottiene nulla.

Una volta lì cogliete l’occasione (sul finale in genere quando c’è il buffet, mai all’inizio!) e andateci a parlare. Non esordite con “Anch’io sono uno scrittore“. Anche questo non funziona. Parlate della ragione per cui vi trovate lì: il premio, la mostra, ecc. Insomma chiacchierateci per un po’ e poi se capita (fatelo capitare ma con astuzia) raccontategli in breve (dieci parole altrimenti gli cala la palpebra) la trama del vostro romanzo.

Se scorgete una reazione di minimo interesse sul suo volto  (se non c’è evitate di perdere altro tempo) allora chiedetegli se potete spedirgli via mail il vostro adorato manoscritto. Se vi dà il biglietto da visita siete a cavallo!

Tirando le somme

Troppo complicato? Troppo difficile?  Forse; del resto non ho mai detto che fosse un’impresa facile… Però ricordate: essere scrittore vuol dire anche essere cocciuti e ostinati. Ogni porta chiusa in faccia vi fortificherà.
Quando starete per consegnargli il manoscritto mi raccomando: ricordatevi il consiglio sulle prime trenta pagine e gli appunti sparsi di scrittura creativa che ho elencato qui. Giocatevela bene l’occasione che vi siete procurati con tanta fatica e, magari, fate un’ultima revisione al testo prima di spedirlo.

Scrivere significa soprattutto riscrivere (anche parecchie volte)

L’essenza della scrittura è la riscrittura, vale a dire il continuare a mettere mano al proprio testo (lungo o corto che sia) finché si è conviti di averlo reso perfetto.
Come sapete, spesso mentre scrivo twitto (pessima abitudine lo so ma mi aiuta a distrarmi un attimo).
In questi giorni (e fino alla fine del mese quando incombe la deadline, ovvero la data di consegna), sono alle prese con il capitolo finale del nuovo romanzo (se volete qui c’è spiegato tutto quello che dovete su sapere come si chiude degnamente un libro giallo) e, forse rapito dal sacro fuoco della creatività, mi sono lanciato in alcune considerazioni che riguardano lo scrivere. Per ora si tratta di semplici appunti poi magari gli darò una qualche forma, forse in ebook, chissà.
Un paio di giorni fa ho scritto un tweet (che è stato parecchio commentato e condiviso anche su facebook). Eccolo:

Scrivere significa soprattutto riscrivere. E poi di nuovo. E poi ancora. Quelli a cui basta una singola stesura non fanno questo mestiere.
Scrivere significa riscrivere

Scrivere = riscrivere

La cosa non dovrebbe stupire nessuno. Almeno gli scrittori veri, rodati, quelli che fanno questo mestiere con serietà.
Scrivere (per pubblicare, se tenete un diario segreto state pure sereni…), dunque, significa soprattutto riscrivere. Fino allo sfinimento.
Mi capita, a volte, di arrivare quasi a odiare il testo dopo l’ennesima revisione.
A quel punto lo lascio riposare e quando lo riprendo in mano (dopo giorni o anche settimane) capisco che ho fatto bene, che era giusto così. Necessario.

Ripartire da zero?

Qualcuno mi ha chiesto ma riscrivere significa rimaneggiare la prima stesura o ripartire da zero?
Dipende. Sicuramente la prima stesura avrà parti già buone ma molte da buttare e rivedere. Quindi non proprio da zero ma diciamo almeno il 50% anche se questo dipende da autore a autore. Da quanto uno è critico (se lo siete non può farvi che bene!) con sé stesso quando scrive.
Molti sono convinti di aver la scienza infusa e credono che ogni loro frase sia perfetta così come l’hanno scritta la prima volta di getto…

Questione di metodo

Tutti hanno il proprio metodo.
C’è chi attende spasmodicamente il parere dell’editor (e magari gli sbologna pure gran parte del lavoro di riscrittura);
Chi vuole consegnare un lavoro perfetto;
Chi lo fa leggere a qualcuno di fiducia, ne ascolta i commenti e poi rimette mano al testo;
Insomma: non esiste un sistema infallibile e uguale per tutti.

Io come faccio

Per quanto mi riguarda io sono maniacale: la stesura che consegno all’editore e quanto più vicina possibile a quella che andrà in libreria.
Ed è per questo che riscrivo tutto un sacco di volte.