La voglia di scrivere: molto godimento e parecchio mestiere

La voglia di scrivere: a volte c’è, altre bisogna farsela venire.
Sì perché se vi arenate è peggio: si rischia di trascinare un lavoro per mesi quando invece basterebbe un piccolo sforzo per superare lo scoglio… Come? Alimentando (anche artificialmente con serie TV, viaggi, incontri, letture) la nostra voglia di scrivere, stimolarla, ricercarla, immaginando situazioni (anche surreali) da inserire nel libro…

Scrivere un romanzo è faticoso e impegnativo. Le parti che ti godi davvero a ideare e redigere poniamo siano (se sei molto fortunato) il 40%. Poco? Tanto? Il resto è pura narrazione ossia prendere per mano il lettore e raccontargli tutto il resto; il resto è mestiere.
Il resto serve a creare il clima giusto per portare il lettore a quelle scene che danno un senso al tuo libro: il famoso 40%. Attenzione però: non è che il 60% del libro valga meno, tutt’altro; semplicemente svolge una funzione diversa. Il resto è quello che crea la suspence, il climax, l’attenzione giusta per valorizzare al meglio i passaggi più significativi del libro. Semplicemente ci si diverte un po’ meno a scriverlo…

Quando un’idea geniale non basta (ma aiuta)

Scrivere significa inventare un mondo e raccontarlo ai nostri lettori. Per farlo lo scrittore ha bisogno di un punto di partenza: la grande idea che sta alla base della narrazione.
Basterà? No, però aiuta (insieme alla scaletta) perché almeno sa da dove partire.
Ci sono idee buone e idee cattive. Intuizioni geniali e pessime trovate. Pensate che illuminano e altre che rabbuiano.
Qualunque sia la vostra idea per un racconto o un romanzo dovete valutarla in maniera critica ed oggettiva.
Domandatevi: è davvero così originale? Dal 3200 a.c. quando i Sumeri hanno inventato la scrittura nessuno si è mai cimentato in qualcosa che ci assomiglia?
Questo per dire che essere originali a tutti i costi non è strettamente necessario per scrivere un buon romanzo (anche se aiuta). Quello che occorre davvero è un’idea solida, convincente e, sopratutto, che offra delle prospettive.
Per prospettive intendo, in senso generico, la generazione di altre idee; cioè da un’intuizione iniziale si generano a catena altre situazioni o azioni che serviranno a dare corpo alla storia principale e che vi aiuteranno a portare avanti la narrazione. Non c’è niente di peggio, infatti, di un romanzo che parte alla grande con un’idea portentosa che, però, dopo venti pagine finisce in niente perché quell’intuizione iniziale non ha figliato, se mi passate la metafora. Concentratevi sullo sviluppo dell’idea, su come si evolverà, su dove condurrà i vostri personaggi. Ognuna di queste prospettive può diventare un capitolo, una scena, uno snodo…
Riassumendo quindi: l’idea geniale da sola non basta e non serve a molto se non sapete valorizzarla a dovere.

Coltivate le vostre idee: ogni libro è un progetto

Si avvicinano le feste e per ogni autore che si rispetti questo è il momento della scrittura. Mentre gli altri pensano a sciare, a viaggiare, a divertirsi noi ci ritagliamo un momento per coltivare i nostri progetti. Sì perché la scrittura – l’ho già detto mille volte – non si limita allo scrivere ma coinvolge anche tutta una parte di progettualità che non va sottovalutata.
Non basta una buona storia: nell’epoca in cui viviamo bisogna anche sapere a chi proporla, quale editore sarà più adatto per accoglierla. Anche perché magari avete scritto un saggio o un testo sperimentale di qualche tipo che non tutti comprendono o apprezzano…
Quindi lavorateci, rendetelo perfetto ma, al tempo stesso, pensate alla sua collocazione. Dedicategli una presentazione adeguata. Cercate di capire se esiste qualcosa di simile sul mercato e, in caso affermativo, in cosa il vostro lavoro sarebbe migliore o più innovativo. Insomma evidenziate quali sono i suoi punti di forza. Lavorate a un progetto non semplicemente a un libro. Sviluppate le idee: di una serie, di una collana, di un albo a fumetti, di un manuale per esploratori, di un saggio sulla birra artigianale…
Siate creativi e abbiate fiducia  in voi stessi. Alla lunga, ne sono sicuro, verrete premiati.

Squali e tornadi ovvero l’incrollabile fede nelle proprie idee

La scena è questa.
Sala riunioni di una major americana, cervelloni e creativi intorno a un tavolo alla ricerca di un’idea strabiliante per il prossimo film.
Dopo qualche chiacchiera infruttuosa, e qualche donuts,  ecco che uno dei ragazzotti in sneakers e t shirt fuori dai pantaloni prende la parola e inizia a raccontare.
Ha una visione. Pensa a un b-movie di quelli che non si sono mai visti. Descrive un’idea che non sta né in cielo né in terra (o meglio né in cielo né in acqua).
Gli altri lo ascoltano, scuotono la testa, si guardano come a dire “ma questo è matto!”.
Il ragazzino però argomenta, crede in quello che dice, spiega come lo gireranno ed entra nel dettaglio nella trama. S’infervora, racconta. Ha già pensato a tutto. E l’auditorio si convince: solo perché un’idea non è mai stata sviluppata non è detto che non sia buona o che non funzioni. E infatti di quel film ci hanno fatto pure il seguito (come da locandina qui sopra).
Il tizio in sneakers gongola, la sua idea ha preso vita perché lui ci ha creduto, l’ha sostenuta e non ha avuto vergogna di alzarsi in piedi e dire davanti alle facce sbigottite degli altri “Facciamo un film con un tornado pieno di squali!”
Questo funziona anche per i romanzi: le idee ambiziose, strampalate, folli a volte funzionano da Dio. Purché nessuno ci abbia pensato prima e a patto che voi siate davvero convinti di quello che racconterete!

I due ingredienti che servono per scrivere un bestseller

Per scrivere un buon libro, che ci auguriamo diventi un bestseller, occorrono due ingredienti fondamentali anche se solo una è veramente essenziale: uno stile dignitoso e una buona (meglio se ottima) idea.

Questione di stile e di fantasia

Lo stile vi caratterizza, dà un’impronta chiara alla vostra storia, vi fa riconoscere, può far brillare di luce propria anche qualcosa che di luce proprio non ne ha. Ciò nonostante, l’ingrediente più importante, e imprescindibile, di qualsiasi storia resta l’idea. Un romanzo, un racconto, ma anche qualsiasi altro tipo di scritto, non può basarsi soltanto sullo stile, sulla bella scrittura. Non sarebbe sufficiente. Non si può prescindere dalle idee, dallo stile forse sì, anzi lo si fa spesso; il mondo dell’editoria lo dimostra: si pubblica più facilmente un libro scritto male ma pieno di idee che un capolavoro di lingua e stile senza però un briciolo di fantasia. La fantasia è materiale quanto mai raro e prezioso oggi.
Viviamo in un’epoca in cui cinema, TV, fiction e naturalmente montagne di libri ci hanno già raccontato quasi tutto. Attenzione giovani scrittori, ciò che potrà fare la vostra fortuna è proprio quel quasi: raccontate qualcosa di diverso, con idee nuove e vedrete che i risultati non tarderanno ad arrivare.

Che fare? (per lanciare un libro)

Radeschi sta tornando. L’editor lo sta leggendo e dopo l’estate – a meno che io non abbia scritto castronerie inimmaginabili – il mio nuovo romanzo sbarcherà in libreria. Bene. Tutti contenti?  Quasi. A scoraggiarmi sono le statistiche: in un mercato editoriale dove vengono pubblicati  60.000 libri all’anno non è facile ottenere spazio. Si rischia spesso di venire travolti, anzi letteralmente sommersi, da questa marea di carta. Allora che fare per un lancio originale e diverso dal solito che non passi inosservato?
Viviamo in un’epoca fatta di velocità e di distrazione dove anche le recensioni a quattro colonne spesso passano sottotraccia. C’è bisogno secondo me, di una strategia nuova, di ripensare il modo in cui ci si approccia ai lettori.
Sì ma come?
Io ci sto ragionando e ho già qualche idea in testa che presto condividerò su questo blog e sui social network. Prima di esporla, però, mi piacerebbe sapere se voi avete qualche suggerimento, qualche intuizione originale per lanciare il romanzo. Se vi va scrivetemela qui, giuro che risponderò a tutti. E grazie in anticipo per l’aiuto!