La disciplina della scrittura

Dopo parecchio tempo torno a parlare di scrittura e lo faccio con cognizione di causa perché in questi giorni sono in piena stesura del nuovo romanzo (i caffè qui sopra non ci sono per caso…).
Quando si è esordienti e si scrive il primo romanzo non ci si deve confrontare con quella che spesso diventa la bestia nera degli autori che lo fanno per mestiere: la data di consegna del manoscritto. Proprio così: non solo dovete scrivere un romanzo intrigante, eccitante, poderoso eccetera ma dovete farlo in un tempo prestabilito. Tempo che alla firma del contratto sembra ragionevole, spesso anche troppo dilatato, ma che in realtà diventa come una spada di Damocle man mano che ci si avvicina alla deadline. Conosco autori che per rispettare tali scadenze non escono di casa e scrivono giorno e notte; insomma si seppelliscono in casa per ultimare il romanzo con risultati spesso non esaltanti. Allora come fare? Be’ della scaletta già sapete tutto ma l’altro ingrediente che serve è la disciplina: farsi un piano d’azione e scrivere ogni giorno un tot di battute. Non ci si può ridurre a scrivere mezzo romanzo in una settimana, la scrittura – come il vino – ha bisogno di “decantare”, di depositarsi quindi è necessario pianificare tempistiche ragionevoli. Quali? Dipende dallo scrittore che siete: alcuni pensano che 30 mila battute al giorno possano andare, io ritengo che la soglia corretta (per respirare e vivere) sia tra le 5 e le 10 mila al giorno. Ora scusate ma il 31 luglio devo consegnare il nuovo Radeschi è sono un po’ in ritardo sulla tabella di marcia…

La voglia di scrivere: molto godimento e parecchio mestiere

La voglia di scrivere: a volte c’è, altre bisogna farsela venire.
Sì perché se vi arenate è peggio: si rischia di trascinare un lavoro per mesi quando invece basterebbe un piccolo sforzo per superare lo scoglio… Come? Alimentando (anche artificialmente con serie TV, viaggi, incontri, letture) la nostra voglia di scrivere, stimolarla, ricercarla, immaginando situazioni (anche surreali) da inserire nel libro…

Scrivere un romanzo è faticoso e impegnativo. Le parti che ti godi davvero a ideare e redigere poniamo siano (se sei molto fortunato) il 40%. Poco? Tanto? Il resto è pura narrazione ossia prendere per mano il lettore e raccontargli tutto il resto; il resto è mestiere.
Il resto serve a creare il clima giusto per portare il lettore a quelle scene che danno un senso al tuo libro: il famoso 40%. Attenzione però: non è che il 60% del libro valga meno, tutt’altro; semplicemente svolge una funzione diversa. Il resto è quello che crea la suspence, il climax, l’attenzione giusta per valorizzare al meglio i passaggi più significativi del libro. Semplicemente ci si diverte un po’ meno a scriverlo…

Lo scrittore e lo spasmodico compiacimento per le proprie frasi

Abbiamo un nemico che ci osserva quando scriviamo: noi stessi. E il peggio che ci possa succedere è che lui prevalga e prenda in mano la nostra penna, il pallino della narrazione e lo porti dove vuole lui.
Non solo rischia di farci finire fuori strada (se avete redatto una scaletta efficace e un buon plot questo non succederà) ma sopratutto ci spingerà in quello che è un vero dramma per un autore: lo spasmodico compiacimento per le proprie frasi.
L’illusione è dietro l’angolo: vi sembrerà di aver scritto una frase memorabile di quelle da piazzare nei biglietti dei cioccolatini o da postare su facebook. Bravi, peccato che non servirà per la storia che state scrivendo e che risulterà non soltanto stucchevole, ma pure dannosa. Starà lì a gridare “guardate come sono bravo!” e distrarrà il lettore.
Il consiglio quindi è: non strafate, non sputate sentenze, non discettate sui massimi sistemi quando state parlando di tutt’altro. Ma sopratutto: rileggetevi e non innamoratevi troppo della vostra prima stesura (qualche scrittore famoso ha detto senza tanti giri di parole che la prima stesura è quasi sempre merda) né di una certa frase: se necessario quella frase, può e deve, essere sacrificata a beneficio di una narrazione efficace, fluida e ben strutturata.

Coltivate le vostre idee: ogni libro è un progetto

Si avvicinano le feste e per ogni autore che si rispetti questo è il momento della scrittura. Mentre gli altri pensano a sciare, a viaggiare, a divertirsi noi ci ritagliamo un momento per coltivare i nostri progetti. Sì perché la scrittura – l’ho già detto mille volte – non si limita allo scrivere ma coinvolge anche tutta una parte di progettualità che non va sottovalutata.
Non basta una buona storia: nell’epoca in cui viviamo bisogna anche sapere a chi proporla, quale editore sarà più adatto per accoglierla. Anche perché magari avete scritto un saggio o un testo sperimentale di qualche tipo che non tutti comprendono o apprezzano…
Quindi lavorateci, rendetelo perfetto ma, al tempo stesso, pensate alla sua collocazione. Dedicategli una presentazione adeguata. Cercate di capire se esiste qualcosa di simile sul mercato e, in caso affermativo, in cosa il vostro lavoro sarebbe migliore o più innovativo. Insomma evidenziate quali sono i suoi punti di forza. Lavorate a un progetto non semplicemente a un libro. Sviluppate le idee: di una serie, di una collana, di un albo a fumetti, di un manuale per esploratori, di un saggio sulla birra artigianale…
Siate creativi e abbiate fiducia  in voi stessi. Alla lunga, ne sono sicuro, verrete premiati.

Il tempo dedicato alla scrittura è tempo rubato alla vita

Perché vi mettete alla tastiera e scrivete: ve lo siete mai chiesto? Qualunque sia il motivo sappiate che vi verrà sempre obiettato – specialmente se non siete autori da bestseller – che il tempo dedicato alla scrittura è tempo rubato alla vita.
Forse vi permette di risparmiare parecchio in strizzacervelli ma scrivere, a volte, è una condanna. Anche per chi vi sta accanto se non condivide l’ardore e non lo comprende…
Esagerato? Forse ma rende bene l’idea di una passione che non sempre ci regala le soddisfazioni che desideriamo (e che meriteremmo). La scrittura è una passione solitaria spesso fine a stessa: la pubblicazione è un passaggio non un traguardo. La felicità la si raggiunge in due momenti: quando si crea la storia (e la si scrive come se nelle vene ci scorresse il fuoco) e quando la stessa viene letta (da lettori sconosciuti non famigliari, amici,conoscenti ecc). In mezzo ci sono un sacco di frustrazioni, dubbi, incertezze. Attese lunghissime. Ne vale la pena?
Sappiate che tutto questo fa parte dell’essere scrittore: rafforza lo spirito, aiuta ad affrontare le delusioni (tante e a qualunque livello).
Se cercate una professione tranquilla, dove non ci si agita, dove si va tutti d’accordo allora state alla larga dall’editoria.
In caso contrario sappiate che gli alti ma sopratutto i bassi saranno (quasi) all’ordine del giorno.
Vi lascio con una citazione di Luigi Tenco che credo calzi a pennello per certi stati d’animo degli scrittori:

Perché scrivi sempre cose tristi? Perché quando sono contento esco.

Le declinazioni della scrittura

Scrivere un romanzo  è come correre la maratona di New York, l’ho detto e spiegato qui. Ma allenarsi non deve essere per forza un esercizio noioso. E non deve nemmeno trattarsi di scrivere solo singoli capitoli, plot o trattamenti. No. La scrittura può essere declinata in vari modi.
Non deve essere necessariamente un racconto.
Certo nemmeno uno status sui social di tre righe basta. No: dovete produrre un testo articolato. Di qualsiasi genere. Un articolo d’attualità, un commento politico, sportivo o simile (che potete anche non pubblicare da nessuna parte: è allenamento no?). Se volete pubblicarlo sul web allora magari cimentatevi nella  recensione di un romanzo o di un film o di una serie TV. Magari un post su un blog di un argomento a piacere purché non siano cinque-righe-cinque.
L’esercizio perfetto, secondo me, è quello di arrivare a produrre almeno una cartella (circa 2000 caratteri per intenderci).
Fatelo almeno una volta ogni due giorni e vi assicuro che (dopo almeno un mese) quando vi rimetterete alla tastiera per dedicarvi al vostro romanzo (o al vostro racconto lungo) avrete il fiato, le gambe e la facilità di scrittura richieste!