L’arte di riordinare gli appunti

L’ispirazione, si sa, viene quando vuole. A me succede di accoglierla in piena notte (e mi devo alzare perché non sfugga) oppure quando sono sotto la doccia. Si tratta di idee improvvise, soluzioni a problemi narrativi aperti, nuovi personaggi che si vengono a presentare pretendendo di far parte della vostra storia…
Quando capita si prende un foglio o si accende il pc e si appunta questa illuminazione.
Facile sin qui.
Lo scrittore organizzato a questo punto dovrebbe – ma non è purtroppo il mio caso – riprendere quell’appunto il prima possibile e inserirlo nel punto giusto del romanzo che sta scrivendo. Trovargli una collocazione temporale adeguata nella storia. Questo in teoria.
In pratica io mi ritrovo con una pila di venti o trenta “idee formidabili” e di “spunti pazzeschi” che non ho la minima idea di come far convivere nella mia storia. Già, perché il problema è proprio questo: inserire in maniera non forzata queste illuminazioni in una narrazione di senso compiuto. Voi ne siete capaci?
Una delle difficoltà maggiori è il rinunciare a un’idea, accantonarla perché non “ci sta proprio”. Certo magari la potete tenere da parte per scritti futuri (gli hard disk degli scrittori sono pieni di roba che “potrebbe servire prima o poi”) però il miglior favore che potete fare a voi stessi è: essere critici con le vostre idee. Domandatevi: la devo inserire a tutti i costi? Anche col sole appare così sensazionale come quando me la sono sognata stanotte?
Se la risposta è sì dovete allora trovargli una collocazione ottimale nella storia: non c’è nulla di peggio di una bella trovata che però risulta appiccicata nel posto sbagliato perché rompe il ritmo o, peggio, non c’entra nulla con quello che state raccontando.
In sostanza l’arte di riordinare gli appunti consiste in una cernita rigorosa e ponderata di quello che può entrare (o non entrare assolutamente) nella vostra famosa scaletta. Ne siete in grado?
Devo confessarvi che io sono alle prese con la stesura del nuovo romanzo e le idee strabilianti le sto sfoltendo con l’accetta…

Le cinque regole per scrivere il romanzo perfetto

Scrivere un romanzo perfetto è possibile?
Se ci atteniamo a cinque semplici regole – o sarebbe meglio dire a cinque fasi o step – forse sì.

Premessa

Quando si lavora per la TV o per il cinema oltre al soggetto (che nel caso di un romanzo si potrebbe equiparare alla sinossi) prima di scrivere la sceneggiatura vera e propria si redige un testo, diciamo intermedio, che si chiama trattamento.
Nel caso di un romanzo direi che le fasi sono cinque e sono tutte di cruciale importanza. Di molte ho già parlato mentre della terza, il trattamento, ancora non ho spiegato nulla: lo farò in questo post.

Le cinque regole per scrivere il romanzo perfetto

Uno
Scrivere un plot, una trama di dieci righe con il “succo” del romanzo. Senza troppe spiegazioni ma solo con la descrizione dell’azione principale.

Due
Preparare una scaletta cioè suddividere l’azione in capitoli e scene. (Qui una spiegazione su come fare)

Tre
Il trattamento. In realtà, questo passaggio, potrebbe essere evitato ma vi assicuro che vi faciliterà di molto il lavoro. Come? Scrivendo un riassunto quanto più preciso ed esaustivo possibile di ogni capitolo e di ogni scena. Cinque o dieci righe per ogni passaggio importante.
La lunghezza può variare da poche a molte pagine. Dipende da voi, dalla complessità dello scritto che state scrivendo. Nel caso di un giallo o thriller dovendo descrivere TUTTI i colpi di scena e i passaggi cruciali secondo me dovrebbe essere lungo almeno una decina di pagine per arrivare anche a una trentina.
Leggendolo si avrà l’impressione di trovarsi alle prese con un riassunto molto articolato (e spoilerato nei dettagli) del romanzo. Una sorta di Bignami fatto bene in cui non si nasconde nulla. Questo vi aiuterà parecchio a ragionare sul vostro testo e sulla sua efficacia. Capirete se “funziona”, se regge, se la suspense è dosata bene. Tutto questo scrivendo solo una ventina di pagine e non trecento!
Personalmente mi sto dedicando al trattamento per la preparazione del nuovo romanzo con Radeschi e sono molto soddisfatto di questo sistema.

Quattro
La stesura vera e propria del romanzo. Rimboccatevi le maniche e scrivete al vostro meglio seguendo quanto più fedelmente la scaletta e ampliando a dovere le tracce che avete impostato nel trattamento.

Cinque
La revisione

Queste cinque regole, naturalmente, valgono in teoria, non sono infallibili e funzionano se, e solo se, sono accompagnate da un’idea originale.
Buona scrittura!

Scrivere significa soprattutto riscrivere (anche parecchie volte)

L’essenza della scrittura è la riscrittura, vale a dire il continuare a mettere mano al proprio testo (lungo o corto che sia) finché si è conviti di averlo reso perfetto.
Come sapete, spesso mentre scrivo twitto (pessima abitudine lo so ma mi aiuta a distrarmi un attimo).
In questi giorni (e fino alla fine del mese quando incombe la deadline, ovvero la data di consegna), sono alle prese con il capitolo finale del nuovo romanzo (se volete qui c’è spiegato tutto quello che dovete su sapere come si chiude degnamente un libro giallo) e, forse rapito dal sacro fuoco della creatività, mi sono lanciato in alcune considerazioni che riguardano lo scrivere. Per ora si tratta di semplici appunti poi magari gli darò una qualche forma, forse in ebook, chissà.
Un paio di giorni fa ho scritto un tweet (che è stato parecchio commentato e condiviso anche su facebook). Eccolo:

Scrivere significa soprattutto riscrivere. E poi di nuovo. E poi ancora. Quelli a cui basta una singola stesura non fanno questo mestiere.
Scrivere significa riscrivere

Scrivere = riscrivere

La cosa non dovrebbe stupire nessuno. Almeno gli scrittori veri, rodati, quelli che fanno questo mestiere con serietà.
Scrivere (per pubblicare, se tenete un diario segreto state pure sereni…), dunque, significa soprattutto riscrivere. Fino allo sfinimento.
Mi capita, a volte, di arrivare quasi a odiare il testo dopo l’ennesima revisione.
A quel punto lo lascio riposare e quando lo riprendo in mano (dopo giorni o anche settimane) capisco che ho fatto bene, che era giusto così. Necessario.

Ripartire da zero?

Qualcuno mi ha chiesto ma riscrivere significa rimaneggiare la prima stesura o ripartire da zero?
Dipende. Sicuramente la prima stesura avrà parti già buone ma molte da buttare e rivedere. Quindi non proprio da zero ma diciamo almeno il 50% anche se questo dipende da autore a autore. Da quanto uno è critico (se lo siete non può farvi che bene!) con sé stesso quando scrive.
Molti sono convinti di aver la scienza infusa e credono che ogni loro frase sia perfetta così come l’hanno scritta la prima volta di getto…

Questione di metodo

Tutti hanno il proprio metodo.
C’è chi attende spasmodicamente il parere dell’editor (e magari gli sbologna pure gran parte del lavoro di riscrittura);
Chi vuole consegnare un lavoro perfetto;
Chi lo fa leggere a qualcuno di fiducia, ne ascolta i commenti e poi rimette mano al testo;
Insomma: non esiste un sistema infallibile e uguale per tutti.

Io come faccio

Per quanto mi riguarda io sono maniacale: la stesura che consegno all’editore e quanto più vicina possibile a quella che andrà in libreria.
Ed è per questo che riscrivo tutto un sacco di volte.

Come si comincia un nuovo romanzo? Con la scaletta

 

Il nuovo romanzo continua spedito per la sua strada (una ristampa dopo cinquanta giorni e un trend di vendite stabile ogni settimana) così, in attesa delle presentazioni estive (mi stanno arrivando inviti da un po’ di località balneari), mi sono messo al lavoro su un nuovo progetto. Su cosa ancora non posso rivelarlo ma vi posso raccontare il come.

Innanzi tutto non mi metto a scrivere, se non qualche frase qua e là. Prima aspetto che tutto “quadri” che i pezzi che andranno a comporre il puzzle (personaggi, eventi, intreccio, luoghi) siano disponibili e ben chiari nella mia mente. Leggo molti romanzi che trattano di argomenti simili, faccio ricerche su internet, guardo un sacco di film che potrebbero tornarmi utili…

Dopo questa fase (che può durare anche diverse settimane) parto con una scaletta piuttosto dettagliata su come sarà strutturata l’intera storia.
I punti saldi sono semplici: l’attacco e il finale che devo avere ben chiari e gli snodi cruciali (i colpi di scena più eclatanti ad esempio).
A quel punto (ma chissà quando ci arriverò) comincerò la stesura vera e propria.
Di questo, però, vi parlerò un’altra volta.