Scrittura creativa, come la penso

Prima osservazione: non si può insegnare a diventare scrittori.
E’ qualcosa che ti senti dentro, che coltivi con gli anni, che non sempre riesci ad incanalare come vorresti… Molti pensano che la scrittura sia un dono innato dello spirito creativo e che non si possa insegnare. Probabilmente è vero. Anche se qualcosa si può fare. Un corso di scrittura, secondo me, deve semplicemente riuscire a destare una qualità che è già in noi e che, all’apparenza, sta dormendo: la capacità di raccontare storie. Per farlo dobbiamo comprendere due cose: non scriviamo per noi stessi, non solo perlomeno, ma per gli altri. Questo è il grande segreto: creare storie che interessino i lettori.
I diari strappalacrime col resoconto di quello che vi è successo teneteli ben chiusi nel cassetto. Non vi serve nemmeno la chiave: non interessano a nessuno.
Il secondo caposaldo è fin troppo banale: la lettura. Il segreto di ogni scrittore è tutto lì: leggere, leggere e ancora leggere.
Detto questo la domanda di fondo è: sono utili i corsi di scrittura creativa? Dipende. Lo sono nella misura in cui forniscono strumenti per la narrazione, quando ci obbligano a porci delle domande, quando si trasformano in scuole di lettura, di confronto con gli altri, aspetto fondamentale per uno scrittore alle prime armi.
Non garantiscono di diventare scrittori, però. Questo proprio no. Un esempio calzante, secondo me, per dare la misura: frequentare la scuola di musica, è legittimo e utile, però non è detto che fra di voi ci sia il nuovo Hendrix o il nuovo Mozart. Idem se decidete d’iscrivervi ad un corso di scrittura. Non è detto che il nuovo Hemingway sia tra voi; male, comunque, non dovrebbe farvi…
Alla prossima, quando vi racconterò dei workshop di scrittura creativa.

Nuova casa

In francese c’è un termine specifico per indicare l’inaugurazione bagnata con lo champagne di una nuova casa: cremaillere.
Bene, stasera, è la cremaillere di questo nuovo spazio. Un luogo che sta a metà fra il sito (che rimarrà ancora attivo per qualche tempo finché non avrò trasferito qui tutte le informazioni) e il blog che, quello sì, è già stato trasferito anche se lo storico di quasi quattro anni di blog (un po’ trascurato ultimamente a scapito del fratellone maggiore sempre avido d’attenzioni) non sono certo cancellati e anzi l’archivio rimarrà sempre a disposizione dei lettori.
Perché l’ho fatto? Non so esattamente. Deve avere a che fare con la voglia di cambiare, il desiderio di crescere. Un modo per stare dietro, in maniera più efficace, agli impegni e alle decine di cose che mi stanno succedendo ultimamente. Le racconterò qui.
Dirò la mia. Parlerò del mio nuovo romanzo in uscita. Della collana noir che curerò. Del freepress culturale che dirigerò…
Dei miei prossimi impegni cui in questo sito ho dedicato uno spazio speciale per rispondere a tutti quelli che sempre mi dicono, per citare Jannacci, eh se lo sapevo prima… Bene da oggi, niente scuse.
Per me è l’inizio di un viaggio.
Mettetevi comodi.

Parole in giallo


Domenica prossima sarò al festival Parole in giallo (programma completo qui), un evento “collaterale” al salone della piccola editoria di Belgioiso. Sarà un modo per rivedere gli altri contendenti al titolo del Camaiore e sopratutto tanti amici giallisti. Il mio evento è alle 17 ma sarò nei paraggi già qualche ora prima per curiosare sui banchi degli editori nel castello.