L’ammirazione di Charles Bukowski per Ernest Hemingway
Pubblicato il 24.08.2007
hemingway

Charles Bukowski aveva una sincera ammirazione per Ernest Hemingway di cui parla spesso nei suoi racconti.
Qui di seguito alcuni stralci.

Charles Bukowski
Cos’ha che fare questo, con qualsiasi altra cosa? pensai. cosa importa? la gente bada a fare le mosse che non contano.quando fai una mossa, tutto dovrebbe essere matematicamente previsto. questo è quanto Hemingway imparò dalle corride e mise in opera nelle sue opere. questo è quanto io imparo all’ippodromo e metto in pratica nella vita. il buon vecchio Hem e il vecchio Buk.
“pronto, Hem? sono Buk.”
“oh Buk, mi fa piacere sentirti.”
“pensavo di venire lì da te a bere un goccio.”
“oh volentieri, ragazzo, ma vedi, mio dio, insomma non sono in città per adesso, diciamo.”
“ma perché l’hai fatto, Ernie?” “hai letto quello che hanno scritto, no? dicono ch’ero fissato, che mi immaginavo le cose. dentro e fuori dal manicomio. dicono che mi figuravo che il telefono era sotto controllo, che la CIA mi pedinava, che mi spiavano. sai, non che facessi politica, ma ho sempre avuto rapporti con la sinistra. la guerra in Spagna e merdate del genere.”
“si, la maggior parte di voi letterati pendete a sinistra. sarà romantico, ma può trasformarsi in una trappola.”
“lo so. ma sul serio, avevo un mal di testa infernale, e sapevo di non essere più quello di una volta. e quando hanno preso sul serio Il vecchio e il mare, ho capito che il mondo era marcio.”
“lo so. tornasti al tuo stile d’un tempo. ma adesso non era più vero.”
“lo so, non era vero. poi son venuti il premio, gli incubi, la vecchiaia. e dai a bere come un rimbambito, e a raccontare storie a chiunque capitasse. dovevo farmi saltare le cervella.”
“okay, Ernie, ci vediamo.”
“si, senz’altro, Buk, senz’altro.”
riagganciò.
(…)
sicché eccomi là per la strada, Charles Bukowski, amico di Hemingway. Ernie, non ho mai letto Morte nel pomeriggio. dove me ne procuro una copia?

dal racconto Pazzia notturna per le strade
in STORIE DI ORDINARIA FOLLIA, Feltrinelli 1996

hemingway pugile

Lessi un libro al giorno. Lessi tutto il D.H. Lawrence che c’era in quella biblioteca. La mia bibliotecaria cominciò a guardarmi in modo strano, quando arrivavo col mio tesserino.
« Come va oggi? », mi chiedeva.
Una frase gentile. Mi faceva sentir meglio. Come se fossi andato a letto con lei. Lessi tutti i libri di D.H. Lawrence. E mi portarono ad altri libri. A quelli di H.D., la poetessa. A quelli di Huxley, l’amico di Lawrence. Li leggevo uno dopo l’altro, difilato. Uno tirava l’altro. Attaccai Dos Passos. Non era eccezionale, ma buono, abbastanza buono. Mi ci volle più di un giorno per leggere la sua trilogia sugli USA. Dreiser non era il mio genere. Sherwood Anderson sì. E poi arrivò Hemingway. Che roba! Lui sì che le sapeva metter giù, le frasi. Era una delizia. Le sue parole non erano noiose, le sue parole ti facevano ronzare il cervello. Bastava leggerle, abbandonarsi alla magia, e si poteva vivere senza dolore, pieni di speranza, non importava come.

da PANINO AL PROSCIUTTO, Sugarco

Scrivendo bisogna scivolare via. Le parole magari saranno monche e smozzicate, ma se scivolano via, allora c’è un piacere che rischiara tutto quanto. La scrittura accurata è una scrittura mortale. Credo che Sherwood Anderson sia stato fra i più bravi a giocare con le parole come fossero pietre, o pezzi di roba da mangiare. Lui DIPINGEVA le parole sulla carta. Ed erano così semplici che si sentivano flussi di luce, porte che si aprivano, pareti che luccicavano. Si vedevano tappeti, scarpe e dita. Lui aveva le parole. Delizioso. Eppure, erano anche come proiettili. Sapevano buttarti giù. Sherwood Anderson sapeva qualcosa, aveva l’istinto. Hemingway ce la metteva tutta. Nella sua scrittura si sente la fatica. Erano blocchi massicci messi insieme. Anderson sapeva ridere mentre ti diceva qualcosa di serio. Hemingway non sapeva ridere. Uno che scrive alzandosi alle sei del mattino non può avere alcun senso dell’umorismo. Vuole sconfiggere qualche cosa.

da Il CAPITANO È FUORI A PRANZO, Feltrinelli 2000

«Chi era il suo autore preferito?».
«Fante».
«Chi?».
«John F-a-n-t-e. Ask the Dust. Wait Until Spring, Bandini».
«Dove si trovano i suoi libri?».
«Io li ho trovati alla biblioteca comunale, in centro. Quinta e Olive, no?».
«Perché le piaceva?».
«Emozioni totali. Un uomo molto coraggioso».
«E poi?».
«Céline».
«Perché?».
«Gli hanno tirato fuori le budella e lui ha riso e ha costretto loro a ridere. Un uomo molto coraggioso».
«Lei crede al coraggio?».
«Mi piace vederlo dappertutto, negli animali, negli uccelli, nei rettili, negli esseri umani».
«Perché?».
«Perché? Mi fa star bene. E’ una questione di stile, che è l’unica cosa che ci resta».
«Hemingway?».
«No».
«Perché?».
«Troppo cupo, troppo serio. Un bravo scrittore, belle frasi. Ma per lui la vita era sempre guerra totale. Non si lasciava mai andare, non ballava mai».

da DONNE, Teadue 1998

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Paolo Roversi

Paolo Roversi è nato nel 1975. Scrittore, giornalista e sceneggiatore, vive a Milano. Con Marsilio, nel 2015 ha pubblicato il dittico Città rossa, due romanzi sulla storia della criminalità milanese degli anni Settanta e Ottanta: Milano criminale e Solo il tempo di morire (premio Selezione Bancarella, premio Garfagnana in giallo).
Nel 2016, sempre con Marsilio, ha pubblicato La confraternita delle ossa, il primo episodio di una serie con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi che comprende anche i romanzi: La marcia di Radeschi (Mursia), La mano sinistra del diavolo (Mursia, premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007), Niente baci alla francese (Mursia) e L’uomo della pianura (Mursia).
Gli altri suoi romanzi sono Taccuino di una sbronza (Morellini), PesceMangiaCane (Edizioni Ambiente) e L’ira funesta (Rizzoli).
I suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti.
Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per serie televisive e cortometraggi.
È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera.
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Scopri il nuovo romanzo di Paolo Roversi: La confraternita delle ossa (Marsilio)

Autore: Paolo Roversi

Paolo Roversi è nato nel 1975. Scrittore, giornalista e sceneggiatore, vive a Milano. Con Marsilio, nel 2015 ha pubblicato il dittico Città rossa, due romanzi sulla storia della criminalità milanese degli anni Settanta e Ottanta: Milano criminale e Solo il tempo di morire (premio Selezione Bancarella, premio Garfagnana in giallo). Nel 2016, sempre con Marsilio, ha pubblicato La confraternita delle ossa, il primo episodio di una serie con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi che comprende anche i romanzi: La marcia di Radeschi (Mursia), La mano sinistra del diavolo (Mursia, premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007), Niente baci alla francese (Mursia) e L’uomo della pianura (Mursia). Gli altri suoi romanzi sono Taccuino di una sbronza (Morellini), PesceMangiaCane (Edizioni Ambiente) e L’ira funesta (Rizzoli). I suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per serie televisive e cortometraggi. È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera.