Ora del primo ciak nella Bassa: un cortometraggio ispirato al nuovo romanzo


Stasera si parte per la Bassa per un nuovo interessantissimo progetto. Da domani, infatti, mi attende una intensa tre giorni di riprese per il cortometraggio ispirato al mio nuovo romanzo che uscirà nel 2013 per Rizzoli. Il cortometraggio sarà poi presentato ai principali festival internazionali di genere e proiettato al festival NebbiaGialla 2013.
Il cortometraggio s’intitola Il giorno in cui il Gaggina impazzì e impugnò la katana. La durata è di circa 15 minuti e verrà girato a Suzzara, Villa Saviola, Torricella di Motteggiana e Vigevano (PV) da venerdì 15 a domenica 17 giugno.
Si tratta, in pratica, di un minifilm (scritto e sceneggiato da me) ispirato al mio prossimo romanzo che sarà ambientato proprio in queste zone.
La giornata clou (per chi fosse interessato a partecipare o solo per venire a dare un’occhiata) sarà sabato 16 quando intorno a mezzogiorno saremo presso la piscina di Torricella per una delle scene più spettacolari per le quali avremo bisogno di molti figuranti. Idem per la sera di sabato intorno alle ore 22 quando in un locale del centro l’NE wine cafè (l’ex bar Giara) di viale Zonta 2/a gireremo una scena per la quale sarà necessario l’intervento di molti figuranti.

Il protagonista del corto sarà Stefano Chiodaroli.
L’altro attore principale sarà Sergio Scorzillo.
Il regista sarà Donato Pisani
La colonna sonora sarà realizzata dai Ridillo e il cantante Bengi Benati interpreterà anche una parte nel cortometraggio.
L’iniziativa è patrocinata dal comune di Motteggiana e di Suzzara.
I vestiti di scena sono di Avirex e lo sponsor per le bevande è la cantina Cleto Chiarli.
Si ringrazia per la collaborazione e l’aiuto il ristorante pizzeria Tre Soci di Villa Saviola (dove gireremo sabato mattina e dove la troupe sarà a cena venerdì sera se qualcuno di voi vuole aggregarsi), l’NE wine cafè (l’ex bar Giara) di Suzzara e la Piscina di Torricella.

Vallanzasca – gli angeli del male

Da oggi è nelle sale  il film di Michele Placido sul bel René. L’ho visto e non so bene cosa pensare. Quindi, per chiarirmi le idee mentre scrivo stilerò una lista di cosa mi è piaciuto e cosa meno.

Kim Rossi Stuart è un gran bravo attore. Credibile e convincente anche quando parla milanes. Il resto del cast, a parte Timi, risulta però un po’ in ombra. Personaggi senza un grande spessore (il film era sul capo certo, ma forse troppo) .  Anche la figura di Turatello mi ha lasciato un po’ freddo: qui sembra più un piacione piuttosto che il referente di Cosa Nostra a Milano, uno che dormiva con una bomba a mano sul comodino…

C’è poi il fatto che tanti nomi sono stati cambiati, cosa legittima per carità, però accostare i nomi di Turatello a Vallanzasca reali ad altri fasulli mi ha un po’ disorientato (è  il caso ad esempio del sequestro di Emanuela Trapani).
Quanto al film in generale che dire? Ben girato, ben recitato, duro e crudo al punto giusto anche se, in fondo, rimane un po’ l’amaro in bocca perché il paragone è inevitabile.
A mio parere non risulta  all’altezza di Romanzo Criminale girato dallo stesso Placido, forse perché non è corale come quest’ultimo. Là c’era la banda e non un solo protagonista (anche se il Libanese spiccava), Vallanzasca, invece, è monodimensionale, tutto incentrato su di lui tanto che  gli altri personaggi risultano essere semplici comparse e alla fine non ci si affeziona a nessuno.
Infine la colonna sonora: dopo aver goduto di quella eccezionale che scandisce le puntate delle due serie di R.C. qui si rimane molto delusi. I Negramaro cantano solo alla fine e durante tutto il film non c’è mai una bella canzone dell’epoca a sottolinerare l’azione. Perchè mi chiedo?
A parte queste considerazioni quello di Placido è un film comunque da vedere, ricco di spunti e di atmosfere. Quanto alle polemiche degli ultimi giorni, secondo me sono insensate. Qui si racconta la vita di un cattivo, è fiction ed è chiaro sin dall’inizio. Se l’argomento urta qualcuno basta che non vada al cinema o che scelga di vedere Checco Zalone

Radiofreccia e noir mediterraneo

Cosa c’entrano questi due argomenti insieme? Poco.
Come il mio Taccuino di una sbronza col noir del resto anche sono in partenza per Sassari perché domani sera c’è la finale del premio noir mediterraneo dove sono in finale wow!
Vedremo come andrà.

Nel frattempo vi parlerò di Radiofreccia, uno dei miei film preferiti sul quale ho scritto un pezzo pubblicato proprio questa settimana sul settimanale FilmTV uno delle principali riviste del settore.

Il mio pezzo correda la locandina del film che potete staccare e attaccarvi in camera 😉

Ecco il pezzo.

Radiofreccia è un cosmo, uno spaccato seventies della provincia emiliana che, però, potrebbe rappresentare un qualsiasi borgo rurale italiano di quegli anni. E’ il racconto della vita di un gruppo di ragazzi (Bruno, Jena, Tito, Boris e, sopratutto, Freccia)  che nel 1975 decidono di fondare Radio Raptus, una radio libera. Intorno a questo progetto si snodano una serie di avvenimenti, piccole storie che si incastrano le une con le altre fino a fondersi. Sullo sfondo, placida e lenta, lei, la Bassa, valorizzata da una splendida fotografia.
Un film che ricorda Fellini e Zavattini, l’Emilia e la Romagna insieme, molto evocativo, in cui si mette in scena la vita quotidiana di un borgo della Bassa, col suo dialetto e le sue espressioni tipiche, raccontata in tutte le sue declinazioni: il pranzo di nozze col cameriere scorbutico (impersonato ad un grande Vito); il microcosmo degli originali del bar (da Virus che si mangia le lampadine per scommessa, a Kingo “che si veste da Kingo è Elvis che mi copia”, a Bonanza con le sue tragicomiche sfide all’OK Corral, all’avventore che cerca di venderti i “gratta e tromba”); il Plutonio, la discoteca dove tutti si (ri)trovano, unico centro focale del divertimento di quei paesi, che a me ha sempre ricordato il Tempo di Gualtieri (dove infatti sono girate moltissime scene). E ancora: il grande fiume, il Po e la pesca al siluro, l’argine e i pioppi, Tito in sella alla Lambretta, Freccia col Maggiolone, e poi lui Adolfo, il burbero barista. Ecco: l’immagine di Francesco Guccini (Adolfo appunto) nei panni di barista e allenatore di calcio per me è un motivo più che sufficiente per amare questa pellicola incondizionatamente.
Tutto azzeccato insomma, come la scena del funerale con la banda che suona, una situazione tanto tipica da queste parti che pure il sottoscritto l’ha saccheggiata per riprenderla in un suo romanzo…
Ligabue, qui alla sua prima prova come regista, non si è limitato a raccontare solo una storia, ma decine; ha descritto uno spaccato sociale, ci ha fatto respirare un’atmosfera, il profumo dei fossi tanto per citare una sua canzone. Ha creato dei personaggi veri, non macchiette (in ogni compagnia c’è uno cinico come Boris, uno sfigato come Jena, un figo come Freccia, un idealista come Bruno) al punto che ti sembra di averli incrociati decine di volte nel bar dove trascorrevi le lente e sonnolente estati della Bassa…
Se dovessi racchiudere il film in una frase, una battuta che lo sintetizzasse, sceglierei questa: “Te sta’ dentro che qua fuori è un brutto mondo”. La dice Freccia rivolto ad una signora affacciata alla finestra che lo sorprende a rubare la lana di vetro per la radio.  La donna non ribatte e chiude la finestra. Ognuno interpreta quel gesto come vuole: io credo abbia a che fare con le difficoltà del vivere quotidiano, la paura di affrontare i nostri problemi. Radiofreccia, infatti, è sopratutto un film sull’amicizia; sui nostri amici di un tempo, il nostro come eravamo quando, girovagando in auto nella nebbia, ci sentivamo un po’ zingari d’Emilia. Luciano, impreziosendo il film con una colonna sonora impeccabile e indimenticabile, ha raccontato il suo mondo e, di riflesso, il nostro. Com’eravamo, cosa speravamo, cosa sognavamo, dove sbagliavamo. Ci ha fatto ragionare, non salendo in cattedra ma attraverso i discorsi da bar, i monologhi radiofonici, le liti fra amici, gli sguardi e le frasi non dette. Per questo per comprendere a fondo Radiofreccia non basta una sola visione. Va rivisto magari, sempre citare il Liga, con un sacchetto di popcorn e un bicchiere di Lambrusco a portata di mano.

Booktrailer in festival a Catania

Ormai sono un fenomeno in crescita. Non tutti si riescono a guardare perché alcuni sono davvero pessimi ma siamo sulla strada buona. E iniziative come quella presentata in questo articolo su La Stampa di Torino meritano davvero di essere seguite

Un festival di booktrailer che saranno proiettati sul grande schermo. Bello no?

Naturalmente sarà visibile anche il director’s cut del mio.

Film sotto la neve

La neve, come annunciato da giorni, è arrivata anche qui a Milano.
Si sta bene in casa, considerato che oggi la sveglia è stata alle 11.30 e scusate se è poco 😉
In questi giorni di scrittura e buon riposo mi dedico alla lettura e alla visione compulsiva di film, di puntate di Simpons e di Senza Traccia.
Ho pensato di elencare qui di seguito alcune delle ultime pellicole che mi sono visto, giusto per dare qualche suggerimento.
Dunque, ecco i promossi.

Smokin’ Aces
Un bel filmone dove l’FBI combatte contro la Mafia, i cattivi, il mondo. Non che ci sia molto da capire in realtà ma si guarda senza pensare a niente godendosi gli effetti speciali e le sparatorie.
La promessa dell’assassino
Un bel film di David Cronenberg che forse comincia un po’ lento ma che alla fine prende. Mi è piaciuto Viggo e il buon Cassel che quando fa il cattivo è davvero imbattibile. Un film sulla Mafia russa a Londra. Non un capolavoro sia chiaro ma meglio di qualsiasi fiction targata Rai o Mediaset…
Notturno Bus
Discreto. Mastrandrea in genere mi piace e poi qui tutto è riscattato dalla coppia sgangherata di agenti dei servizi segreti. Da morire dal ridere il personaggio Garofano (Francesco Pannofino). Solo per lui vale la pena di vedere il film.

Più breve la lista dei bocciati.
Mi ha annoiato Beowulf (non so perché ma vedere Lambert con lo spadone mi ricordava Highlander) che ho interrotto. Stessa sorte è toccata anche ad Harrison Ford e al suo Firewall. Il solito film scontato dove i cattivi di turno gli rapiscono la famiglia per ricattarlo…