Il tempo dedicato alla scrittura è tempo rubato alla vita

Perché vi mettete alla tastiera e scrivete: ve lo siete mai chiesto? Qualunque sia il motivo sappiate che vi verrà sempre obiettato – specialmente se non siete autori da bestseller – che il tempo dedicato alla scrittura è tempo rubato alla vita.
Forse vi permette di risparmiare parecchio in strizzacervelli ma scrivere, a volte, è una condanna. Anche per chi vi sta accanto se non condivide l’ardore e non lo comprende…
Esagerato? Forse ma rende bene l’idea di una passione che non sempre ci regala le soddisfazioni che desideriamo (e che meriteremmo). La scrittura è una passione solitaria spesso fine a stessa: la pubblicazione è un passaggio non un traguardo. La felicità la si raggiunge in due momenti: quando si crea la storia (e la si scrive come se nelle vene ci scorresse il fuoco) e quando la stessa viene letta (da lettori sconosciuti non famigliari, amici,conoscenti ecc). In mezzo ci sono un sacco di frustrazioni, dubbi, incertezze. Attese lunghissime. Ne vale la pena?
Sappiate che tutto questo fa parte dell’essere scrittore: rafforza lo spirito, aiuta ad affrontare le delusioni (tante e a qualunque livello).
Se cercate una professione tranquilla, dove non ci si agita, dove si va tutti d’accordo allora state alla larga dall’editoria.
In caso contrario sappiate che gli alti ma sopratutto i bassi saranno (quasi) all’ordine del giorno.
Vi lascio con una citazione di Luigi Tenco che credo calzi a pennello per certi stati d’animo degli scrittori:

Perché scrivi sempre cose tristi? Perché quando sono contento esco.

Francoforte val bene una Buchmesse

Siamo in quei giorni dell’anno. Non telefonate, non mandate mail, non cercate di contattare il vostro agente. Vi chiamerà lui se succederà qualcosa (e allora sì che ci sarà da brindare). Perché? Tutti gli autori e gli agenti e gli editori lo sanno: domani inizia la fiera del libro di Francoforte, la principale in Europa, dove si vendono ma sopratutto si comprano diritti per la pubblicazione di traduzioni straniere. Il lavoro, però, inizia molto prima: diverse settimane prima quando i tuoi testi vengono proposti agli editori stranieri sperando che poi nei cinque giorni di buchmesse si arrivi a un accordo.
Radeschi e la sua vespa gialla sono in viaggio per la Germania. Buon viaggio.

La fondamentale importanza del coinvolgimento dei lettori (che ti organizzano un tour alla Dan Brown!)

Avete pubblicato? Siete pronti a buttarvi nella mischia? Bene allora pensate subito ai vostri lettori (possibili e probabili) e coinvolgeteli.
Su come arrivare alla pubblicazione di un libro ho parlato in diverse occasioni (in particolare qui e qui) e oggi mi vorrei concentrare su un argomento che ho già affrontato qualche giorno fa (e che ha già fatto molto proseliti anche fra scrittori che pubblicano con prestigiose case editrici grazie all’idea del crowdfunding di followers) : il coinvolgimento in prima persona dei lettori.

In un’epoca che va veloce come quella attuale dove tutti siamo sempre piegati sullo smartphone o distratti da mille serie TV, leggere è diventato quasi un piacere di nicchia. E quella nicchia va coltivata.
L’ho sempre saputo ma me ne sono reso conto in particolare con il lancio del nuovo romanzo La confraternita delle ossa che, credo grazie al passaparola e al sostegno dei lettori, è andato in ristampa dopo appena due settimane dalla pubblicazione (caso davvero raro di questi tempi se non sei un nome da ALTA classifica) .
L’idea iniziale nasce da un amico e collega scrittore Massimo Polidoro che l’aveva messa in atto per il suo primo romanzo: creare un gruppo di lancio a sostegno del libro. Ho accettato la sfida ed è nata così, ormai qualche mese fa, la confraternita dei lettori un gruppo di persone che ha letto e discusso del romanzo in anteprima. Grazie a loro sono successe (e continuano a succedere) cose bellissime come quella che è andata in scena domenica scorsa quando una manipolo di appassionati ha dato vita al primo tour dei luoghi radeschiani del romanzo!
Una passeggiata di un’ora e mezza nel cuore di Milano sul genere di quella che fanno a Parigi per il tour del Codice da Vinci di Dan Brown.
Ecco qualche foto del tour (che ripeteremo, se siete interessati iscrivetevi qui per il prossimo la cui data è in via di definizione)

La confraternita dei lettori non si è limitata a questo: hanno creato una playlist delle canzoni del romanzo e il prossimo 16 novembre andrà in scena la prima cena con delitto con protagonista Radeschi (di cui vi riferirò a breve location e menù)!
Cosa aggiungere se non questo: valorizzate e coltivate il rapporto con i vostri lettori perché loro possono decretare il successo del vostro romanzo!

Come presentarsi al meglio all’editore dei vostri sogni

L’avete scritto. L’avete letto e riletto. Ora il vostro romanzo è pronto per affrontare il mondo ed atterrare sulla famigerata scrivania dell’editor.
Bene a questo punto non sprecate tutto: presentatevi al meglio.
Se ve la siete giocata come si deve (magari seguendo questi consigli) non sciupate tutto proprio ora; se volete presentare un bel lavoro (= fare bella impressione) partite dai fondamentali: lettera di presentazione, sinossi e una buona impaginazione.
Ecco qualche dritta a riguardo.

Lettera di presentazione

Non sbrodolate: tre righe su di voi sono più che sufficienti se non avete già pubblicato romanzi con grandi editori; basta nome, cognome, professione e qualche parola su chi siete. Evitate di parlare di voi in terza persona tipo “Mario Rossi si laurea con lode…”. La prima persona andrà benissimo. A seguire dieci righe (ma anche meno, anzi consiglio meno) sul libro. Esempio di riassunto all’osso “Una coppia di ragazzi desiderano sposarsi ma una cattivone si frappone fra loro con tutti i mezzi” Vi ricorda qualcosa?
Mi raccomando: se anche avete vinto un concorso (o più) di poesie quando eravate alle scuole medie non inseritelo nella lettera di presentazione. All’editore, semmai, interessano i vostri trascorsi editoriali (se ce ne sono) e anche qui evitate di citare il bollettino parrocchiale su cui avete pubblicato un racconto ma soltanto le pubblicazioni con editori onesti (leggi non a pagamento) distribuiti a livello nazionale che magari loro andranno a spulciare sui vari store online (se non si trovano su IBS o AMAZON non citateli).
Caso a parte se vi siete autopubblicati su Amazon e siete arrivati in cima alla classifica di vendite ed avete trecento commenti di lettori: in questo caso, statene certi, saranno gli editori a cercare voi…

SINOSSI

Ne ho già parlato qui e lo ripeto: scrivete un riassunto bello e interessante ma che non sia più lungo di quindici righe e intrighi (ma senza mentire). Come? Ispiratevi alla quarta di copertina dei libri in commercio. Un esempio qui.

IMPAGINAZIONE

Il manoscritto è meglio se lo mandate in cartaceo. Se lo spedite via mail mandatelo in formato PDF (così lo leggono sui tablet) con il vostro numero di telefono e la vostra mail a piè pagina insieme al NUMERO della pagina (fondamentale per il cartaceo il numero di pagina!).
Fate poi in modo che il manoscritto sia impaginato bene e gradevole da leggere.
Come? Utilizzate un corpo 12 o 14, font un classico Times (e non uno da bimbominkia) e una  impaginazione professionale (che significa usare le cartelle editoriali: 30 righe per 60 battute qui tutte le spiegazioni)

Tutto chiaro? Allora spedite e buona fortuna!

Un paio di consigli (efficaci e spiegati bene) su come pubblicare il vostro primo libro

La scrittura, si sa, è croce e delizia. L’ho provato – e continuo a provarlo – sulla mia pelle. E me ne rendo conto anche dalle mail che ogni giorno ricevo da voi lettori. Oggi, in particolare, mi scrive una persona molto scorata.

Mi permetto di scriverle con un leggero tono polemico: tutto quello che dice nei suoi articoli è sacrosanto e dannatamente ovvio, dalle prime trenta pagine alla revisione finale, fino al self publishing passando per tutto il resto. Il problema rimane che SE NON SEI NESSUNO, NESSUNO RESTI. Glielo dico forte dell’esperienza personale, delle porte in faccia, delle quasi denunce per stalking (esagero, ma è una battuta sul suo articolo relativo al “corteggiare” la persona giusta per arrivare in cima alla pila), dalle proposte a pagamento, dei crowdfunder (che sono, a mio avviso, i PEGGIORI della categoria) che dicono che lasciano scegliere il pubblico invece sono loro a decidere e si fermano al sottotitolo, fino alle richieste disperate di aiuto a chi vedo pubblicato da grosse case senza risposta.

Scoraggiarsi fa parte di questo mestiere. E anche deprimersi. Davvero: penso che le persone sempre felici non perdano tempo a scrivere perché hanno sempre qualcosa di meglio da fare.
Anche agli scrittori più famosi succede di avere il morale sotto le scarpe: ne sono stato testimone più volte. Qualche esempio? Vendono cinquantamila copie ma rosicano perché qualcuno ne vende il doppio; magari sono terzi in classifica ma vorrebbero essere primi e si deprimono; alla loro presentazione ci sono cento persone ma a quella del loro “rivale” ce n’erano duecento… E potrei andare avanti a lungo.
La mail prosegue così:

Detto questo, quello che volevo dirle io, con rispetto ma amarezza – e magari pure invidia – è che è facile dare consigli dall’alto dei cieli, consigli ovvi, belli sì ma scontati, che non mi portano a niente. Perché se io ho la storia originale e scritta bene, la scrivo, la rileggo dieci volte e più, ho l’amica che mi corregge la bozza, il marito che mi dice “qui forse potresti mettere diversamente …”, mi faccio le copertine da sola perché sono in grado e ne ho i talenti, propongo a destra e a manca e le prime trenta pagine sono una “bomba”, così come pagina 69, chiedo l’amicizia a chi penso e spero possa aiutarmi (e questo non mi prende per una stalker), ma continuo ad essere ignorata a discapito di ricette vegane e oroscopo, allora la scongiuro, mi faccia un blog dove mi dice “veramente” cosa posso fare perché per una volta, una sola, qualcuno si accorga di me e di un lavoro che mi ha tenuto in vita e che – a questo punto – potrebbe essere la mia unica fonte di sostentamento (i motivi non glieli sto a raccontare, aspetto di dirli a Fazio …).

Ora potrei rifilarvi la solita storiella che Kafka ha avuto successo solo dopo morto (e così via, cambiate il nome con un altro autore riscoperto solo dopo essere passato a miglior vita) ma non lo farò.
Posto che pubblicare non è un diritto inalienabile io vorrei che teneste presente un punto: in Italia si pubblica troppo e non si legge affatto. Vengono sfornati ogni anno circa 60 mila volumi di cui la maggior parte non vende quasi nulla. Ora: anche voi esordienti come vi sentite quando entrate in libreria? Io direi spaesati di fronte a questa immane distesa di libri. Come fate a scegliere? Li sfogliate tutti? O leggete delle pagine a caso come gli editor che li hanno scelti? O, semplicemente, vi lasciate ispirare da quello che vi incuriosisce (copertina, titolo, quarta di copertina cioè tutti elementi che un autore NON controlla)?

publishing

Consiglio numero 1

Ecco io dico di puntare su questo: incuriosire il lettore e quindi, prima, anche l’editor. Riassumete in una lettera di presentazione di massimo dieci righe la vostra storia e i relativi punti di forza, del perché sia così originale. Se vi rendete conto che dovrete aggiungere “leggila e capirai” avete già fallito: in quelle righe ci deve essere qualcosa che “obblighi” l’editor a leggere. Lui non ha tempo ma cerca disperatamente la storia “nuova”, quella che nessuno ha ancora mai scritto. Non che dico questo sia giusto, non lo è affatto: riporto solo un fatto. Avete una storia così? No, allora sarà più difficile pubblicare. Non dico impossibile ma più complesso quindi forse vale la pena provare con il prossimo consiglio.

Consiglio numero 2

L’altra strategia che potete adottare (che è poi anche quella che ha portato il sottoscritto a pubblicare) è di dedicarvi a un testo di saggistica o a un manuale prima della narrativa troppo inflazionata. Non storcete il naso: anche quella è scrittura. Le scrivanie degli editor di saggistica\manualistica sono incredibilmente più sgombre di quelle dei loro colleghi di narrativa. Loro sono sempre disponibili a valutare le idee e se gli piacciono le sviluppano in un tempo davvero ristretto. Pensate all’intestino felice o al magico potere del riordino che hanno venduto milioni di copie nel mondo…
Avete una passione forte? Per uno scrittore, per uno sport, per una moda, per quello che volete voi. Ebbene scrivete il progetto e un capitolo di prova. Basta questo all’editor per vedere se si tratta di un’idea vincente (o perlomeno che lui crede vincente).
A me è successo grazie alla mia passione per Charles Bukwoski: ho raccolto i suoi aforismi in una busta e li ho spediti a un editore insieme a una lettera di presentazione e a una prefazione. Un mese dopo mi ha chiamato e ho esordito con questo Millelire. A cui è seguito questo saggio, sempre su Bukowski. A quel punto avevo un editore a cui proporre (sapendo che lo avrebbe letto) il mio primo romanzo: Blue Tango.
E credetemi: questa è vita vissuta non un consiglio piovuto dall’alto dei cieli.

Sindrome da Clark Kent ovvero pubblicare con pseudonimo

Avete scritto un romanzo. Avete anche trovato l’editore (magari mettendo a frutto questa strategia) e ora siete assaliti da un dubbio: pubblicare col vostro nome o con uno pseudonimo?
L’argomento, come accade ultimamente, mi è stato suggerito da uno di voi che mi ha scritto:

Mi sto avvicinando alla pubblicazione tramite il crowdfounding e vorrei usare uno pseudonimo.

Personalmente non sono contrario agli pseudonimi. Se siete esordienti, poi, di controindicazioni non ne vedo molte: semplicemente preferite un nom de plume al vostro, come Superman. Legittimo. Certo se scegliete uno pseudonimo straniero il discorso è differente. Mi spiego: se il vostro romanzo è ambientato a Roma e l’autore che l’ha scritto è chiaramente un italiano il fatto che il nome in copertina sia John Brown a me, come lettore, suona strano. E anche fastidioso.
Se invece ambientate la vostra storia in una realtà distopica o scrivete una saga fantasy i cui protagonisti hanno anche loro nomi strani tipo Ugurz be’ uno pseudonimo straniero ci sta tutto.
Il nome in copertina conta quando avete già un venduto alle spalle (come lo definiscono gli addetti ai lavori) all’esordio potete giocarvela.
C’è però una controindicazione.
Il limite di questa operazione per un esordiente è: volete apparire e quindi presentare il vostro romanzo o tenere segreta la vostra identità (che poi sarebbe la ragione per cui avete scelto lo pseudonimo)?
Se la riposta è la seconda tenete presente che ben pochi editori – a meno che non vi siano ragioni particolari che lo giustifichino – vi permetteranno di rimanere nell’ombra; oggi un libro bisogna presentarlo e, specialmente all’inizio, un autore ha bisogno di stare sotto ai riflettori.