La disciplina della scrittura

Dopo parecchio tempo torno a parlare di scrittura e lo faccio con cognizione di causa perché in questi giorni sono in piena stesura del nuovo romanzo (i caffè qui sopra non ci sono per caso…).
Quando si è esordienti e si scrive il primo romanzo non ci si deve confrontare con quella che spesso diventa la bestia nera degli autori che lo fanno per mestiere: la data di consegna del manoscritto. Proprio così: non solo dovete scrivere un romanzo intrigante, eccitante, poderoso eccetera ma dovete farlo in un tempo prestabilito. Tempo che alla firma del contratto sembra ragionevole, spesso anche troppo dilatato, ma che in realtà diventa come una spada di Damocle man mano che ci si avvicina alla deadline. Conosco autori che per rispettare tali scadenze non escono di casa e scrivono giorno e notte; insomma si seppelliscono in casa per ultimare il romanzo con risultati spesso non esaltanti. Allora come fare? Be’ della scaletta già sapete tutto ma l’altro ingrediente che serve è la disciplina: farsi un piano d’azione e scrivere ogni giorno un tot di battute. Non ci si può ridurre a scrivere mezzo romanzo in una settimana, la scrittura – come il vino – ha bisogno di “decantare”, di depositarsi quindi è necessario pianificare tempistiche ragionevoli. Quali? Dipende dallo scrittore che siete: alcuni pensano che 30 mila battute al giorno possano andare, io ritengo che la soglia corretta (per respirare e vivere) sia tra le 5 e le 10 mila al giorno. Ora scusate ma il 31 luglio devo consegnare il nuovo Radeschi è sono un po’ in ritardo sulla tabella di marcia…

L’importante è finire (il nuovo romanzo)

Quando arrivi in prossimità della deadline – cioè la fatidica data di consegna del tuo nuovo romanzo – pensi a molte cose.
Innanzi tutto se hai fatto un buon lavoro e se la gente là fuori sarà davvero interessata a leggere quello che tu, con tanta fatica, stai finendo di scrivere. Di rileggere, di limare…
Quindi ti convinci che, comunque, il traguardo è ancora lontano visto che manca ancora la fase di editing, la correzione delle bozze e così via.
Generalmente si arriva sfiniti a questo punto. Almeno per me è così: devo consegnare a fine mese e le mie ultime settimane sono state davvero intense al punto che vedo Radeschi e la sua vespa gialla ovunque!
Ciò nonostante io preferisco, da sempre, lavorare con una scadenza precisa. Mi permette di focalizzare l’obiettivo, di pianificare tempi e modi, insomma di organizzarmi al meglio.

riscrivereQuattro stesure

Attualmente sono alla fase di revisione\riscrittura del testo. Penso che prima della consegna avrò fatto almeno quattro stesure del romanzo. E ne prevedo altrettante, dopo.
Essere insoddisfatti credo faccia parte del mestiere di scrivere. Solo gli sciocchi possono pensare che sia (sempre) buona la prima. Scrivere è fatica e, come ho già detto, scrivere significa sopratutto riscrivere.

sollievoUn momento di sollievo

Quando finalmente invii il manoscritto ti senti come liberato da un peso, leggero. Questo stato di spensieratezza, però, dura solo qualche giorno. Poi cominci a interrogarti: piacerà il mio libro all’editor? E ai lettori?
A questo punto comincia un’altra lunga attesa: il tuo lavoro, se va bene, arriverà in libreria dopo quattro o cinque mesi, a volte anche di più…
E siccome su questo non hai nessun controllo non ti resta che concentrarti su quello che puoi fare nell’immediato vale a dire: rileggere, correggere e consegnare.
Come in quella canzone di Mina il mio mantra attuale dunque è: l’importante è finire