Taccuino a tempo di Rock(eRilla)

Prima recensione dell’anno per il Taccuino sul numero di gennaio di RockeRilla.
Il mensile definisce il romanzo Una lettura leggera e spiritosa che prova ad affogare in una surreale sbronza la depressione nella quale le ultime elezioni hanno precipitato metà del paese.
L’integrale della recensione lo potete leggere cliccando sull’immagine qui a fianco.

Due tesi di laurea: una su Blue Tango, l’altra sul booktrailer di Taccuino di una sbronza

La mia tesi di laurea l’ho scritta sull’occupazione italiana degli italiani in costa Azzurra. Non so in quanti l’abbiano letta a parte il sottoscritto e il relatore…  Ma lasciamo da parte questa divagazione; vi parlo di tesi di laurea perché ultimamente sono diventato oggetto, anzi soggetto di tesi, almeno in parte, di un paio di laurendi.
La prima riguarda la tesi di una ragazza che si sta laureando in sociologia all’Università Bicocca di Milano con una tesi sulla metropolitana e la città (“La metropolitana nella città contemporanea. Strumento di esperienza urbana e simbolo d’indentità“). Dopo aver letto il mio Blue Tango – noir metropolitano, che della metropoli e della metropolitana faceva uno delle sue colonne portanti, mi ha fatto una lunga intervista che sarà pubblicata nel testo; a febbraio credo.
La seconda riguarda il tema dei booktrailer ed è stata discussa l’anno scorso all’Università degli studi di Palermo – Scienze e Tecnologie dell’ARTe dellA ModA e dello SpeTTAcolo ed ha come titolo Trailer di carta: dalla quarta di copertina al linguaggio cinematografico.

Ecco cosa scrive Pietro Vaglica, autore della tesi che a quanto pare non gradisce i booktrailer in cui si capisce qualcosa… Meglio quelli astrusi dove alla fine non sai nemmeno di cosa parla il romanzo. De gustibus.

E penso di poter affermare che tutti i book trailer presi in esame in questo mio lavoro di tesi siano tutti dei trailer di carta. Questo non vuol dire che tutti i book trailer possano essere nominati trailer di carta, infatti ci sono esempi di book trailer che purtroppo invece di mostrarci i tratti, una descrizione del personaggio, ci presentano proprio il personaggio.
È il caso di “Taccuino di una sbronza”, realizzato dalla Tamavideo.
Lo scopo evidente di questo book trailer è quello di riassumere la storia del libro rifacendosi alle tecniche del trailer cinematografico. Infatti abbiamo tutti gli elementi del trailer cinematografico: voce narrante che presenta personaggi e storia, scene recitate dagli attori (di cui sentiremo il
parlato) e per concludere una presentazione dei personaggi.
Sono state realizzate molte scene che raccontato più brani del libro, ricostruendo così un riassunto del libro stesso attraverso le sequenze video. L’unica cosa che differenzia questo book trailer da un trailer cinematografico è la frase “in un libro di…” al posto della tipica
frase da trailer “in un film di…”.
Sicuramente questo prodotto segue i canoni del book trailer, brevità e capacità di interessare il lettore. Ci viene proposto un riassunto completo della trama del libro e le scene recitate ci fanno capire le tematiche e i toni del libro. Ma viene contaminato il piacere della lettura. Il book trailer stesso all’inizio ci presentai personaggi mostrandoci troppi particolari che vanno oltre la descrizione di un personaggio. Infatti mentre la voce narrante fa una descrizione del personaggio, le riprese invece ci mostrano i personaggi. E quando inizia la narrazione della storia viene completamente annullata ogni possibilità per il futuro lettore di poter lasciare qualcosa alla propria immaginazione. Vedendo rappresentate in tutti i loro particolari molte scene del libro, vedendo l’interpretazione di molti passaggi del libro. La nostra immaginazione volente o nolente sarà influenzata da quello che stiamo vedendo. Il colpo di grazia viene
dato dal finale del book trailer quando, con quella che è una tipica presentazione da attori hollywoodiani alla fine (o all’inizio) di un trailer cinematografico, ci vengono presentati i personaggi del libro associandoli ad alcune riprese che li raffigurano. Addirittura quando ci viene presentato il terzo personaggio, Romeo Berzelli, siamo davanti ad un ennesimo primo
piano. Ma a differenza del book trailer “Un certo senso” qui non ci troviamo davanti ad una ben calibrata inquadratura che dopo un corretto lavoro di costruzione sulle immagine e sulla voce ci descrive una caratteristica del personaggio, ma bensì davanti ad un primo piano del
personaggio così come vogliono che noi lo immaginiamo.

Se vi va di leggerla in integrale è disponibile online qui.
Il booktrailer, invece, lo trovate qui sotto.

Paolo Roversi. Taccuino di un artista

E’ il titolo dell’intervista pubblicata qualche giorno fa su Thriller Magazine nella rubrica I Ferri del mestiere di Marilù Oliva.

Si parla del Taccuino ma anche di MilanoNera e del festival NebbiaGialla.

Eccone un estratto.

In “Taccuino di una sbronza”, un’ubriacata memorabile, sfociata in coma etilico, cambia la vita al protagonista, Carlo Boschi. Dietro questa rivoluzione alcolica si nasconde la metafora dell’imprevedibilità della vita o quella dell’ansia di quella libertà che siamo soliti ingabbiare in convenzioni?
E’ il desiderio di libertà, essenzialmente.
L’alcool visto come un mezzo per uscire da sé, per scappare da una realtà o da una situazione che ci sta stretta.

L’intervista integrale può essere letta qui

Dal Sinai alla Madunina

Anno nuovo all’insegna dei buoni propositi. Quali? Un 2009 letterario, ecco cosa mi aspetto dal nuovo anno che per il momento ci sta regalando una lunghissima nevicata…
Il ritorno a Milano, devo dire, è stato abbastanza traumatico. Sono passato dai 28 gradi del mar Rosso agli zero della città ambrosiana. E ho pure ricominciato a lavorare 🙁
Ma ci sta. Dopo quindici e passa giorni away è giusto rimettersi all’opera altrimenti qui non se ne esce più.

Sono in fermento per il NebbiaGialla, il festival noir che organizzo e che si terrà il 31 gennaio a Suzzara, in provincia di Mantova.
Ho finalmente chiuso il programma ma restano ancora delle piccole rogne da risolvere… As usual.
Sarà una bella edizione quest’anno con tanti ospiti importanti. Il programma lo trovate già sul sito.

Chiudo questo primo post dell’anno con un’immagine del Taccuino di una sbronza in trasferta sulla spiaggia di Sharm in compagnia di un paio di bottiglie di birra locale: la famosa Stella egiziana…

Da quando sono rientrato, intanto, sto scrivendo. Ho consegnato un romanzo per ragazzi alla fine del mese scorso e il quarto Radeschi è in fervente gestazione. Ci saranno parecchie novità letterarie quest’anno. Almeno nei propositi. Nella realtà vedremo. Per il momento buon anno a tutti.

Au revoir les enfants

Il vostro scrittore della Bassa chiude per un po’.  Ci si rivede online il 5 gennaio.
Una settimana di relax al caldo prima di un 2009 che si preannuncia pieno di impegni e spero di soddisfazioni.
Il 2008 lo è stato.  Alti e bassi, qualche mese difficile a inizio anno, qualche incomprensione ma poi anche tante soddisfazioni: MilanoNera che diventa cartaceo, il passaggio all’editore Kowalski-Feltrinelli, le conferenze all’estero,  la preannunciata traduzione in spagnolo dei miei romanzi…
E le premesse per bissare anche nel 2009 ci sono tutte a partire dal 31 gennaio con la terza edizione di NebbiaGialla che si preannuncia già interessantissimo e a cui non si deve mancare.
Tanti auguri di uno splendido 2009 a todos

(Vi penserò sulla spiaggia a mezzanotte bevendo Mojito…)

La vigilia di Natale nella Bassa

Stasera torno nella Bassa per la tradizionale cena in famiglia. Potrei raccontare questo rito in tanti modi. Quest’anno mi cito addosso riportando qui sotto un passaggio del mio Mantovani – I nipoti di Virgilio (Sonda, 2003) in cui descrivo questa tradizione. A proposito: buon natale!

“Per gli oriundi non ci sono santi: le uniche tradizioni vere ed autentiche sono soltanto le loro. Gli altri, avranno sì degli usi e costumi particolari ma mai veramente radicati e condivisi come i loro. Di cibo, poi, non ne vogliono nemmeno sentir parlare: vuoi mettere un bel piatto di tortelli di zucca con dei rachitici pizzoccheri?

Un esempio emblematico dell’attaccamento a tradizione e cucina si verifica durante un momento magico dell’anno: il 24 dicembre, la vigilia di Natale.

Fuori freddo, nebbia e forse neve. Dentro la cena della vigilia di Natale con parenti e serpenti tutti alla stessa mensa. In questa occasione la tradizione popolare custodita e difesa strenuamente da ogni slancio innovativo dalla rasdùra di casa, impone un menù ben preciso: tortelli di zucca (e ti pareva?) e anguilla marinata. Siccome da tempo immemore alla cena della vigilia i tuoi bisnonni, i tuoi nonni, i nonni dei tuoi nonni, il figlio del postino e la sorella del pasticcere se li sono trovati nel piatto, è impensabile che per te si faccia eccezione. La regola ferrea, indissolubile, indiscutibile ma sopratutto insindacabile è che non si può mangiare nient’altro all’infuori dei due piatti canonici stabiliti dalla tradizione.

«E ch’an sàn parla pö!»(«E non parliamone più!») ammonisce stizzita la rasdùra.

Immaginate in quale situazione si trovi chi non ama uno delle due pietanze o, peggio ancora, il malcapitato che detesti fieramente entrambe le specialità… Quando c’è in ballo la tradizione il cuore della rasdùra non si muove a pietà e, di conseguenza, andrà a finire che il caro parente semplicemente salterà la cena.

E dove mangerà il povero diavolo la notte di Natale? Certo la divina provvidenza deve averci messo del suo perché accanto a una dura tradizione religiosa-culinaria ne ha affiancata un’altra più pagana che sembra fatta apposta per compensare anche i più famelici nemici del marinato. Ecco allora che poche ore dopo la cena con i parenti il nostro, imbacuccato fino all’inverosimile per combattere la notte polare, s’incamminerà ramingo verso una casa silenziosa e, sino a quel momento, vuota. Ben presto qui verrà raggiunto da un crocchio di amici con i quali darà vita alla tradizionalissima partita a carte della notte di Natale.

In realtà quella della partita a soldi, come viene comunemente definita, è una scusa per liberarsi dei parenti che da qualche giorno spuntano ovunque come funghi, per starsene un poco in pace.

La partita è riservata esclusivamente agli uomini perché (anche in questo caso è la tradizione che lo impone) le donne devono andare alla messa di mezzanotte.

Nelle ore successive in quella bisca fumosa e poco illuminata il nostro, circondato dagli amici più cari, berrà fiumi di birra e spumante, trangugerà quantità industriali di pandoro e panettone e, forse a causa della cattiva digestione, perderà un sacco di quattrini fino alle prime luci dell’alba.”