La fondamentale importanza della scaletta in un poliziesco

Anche questa volta ne sono uscito vivo grazie alla scaletta.
In un giallo e in un thriller (ma secondo me anche in tutti gli altri generi) preparare una lista ragionata e temporale che descriva scena per scena il romanzo è essenziale.
Non farlo equivale a un salto nel buio. Davvero. Andare a braccio non è mai un bene in una narrazione di qualche centinaio di pagine.

Provare per credere

L’ho testato sulla mia pelle: quando ho scritto Milano Criminale (398 pagine) e Solo il tempo di morire (461 pagine) senza una scaletta ragionata (vale a dire esaustiva in cui è indicato: luogo, tempo dell’azione, personaggi coinvolti, eventi riassunti in breve) non ne sarei mai venuto a capo!

scaletta

Non perdersi mai

Se hai una scaletta è come se tu avessi una mappa: non puoi perderti.
E la tua scrittura risulta più efficace perché ti focalizzi solo su un passaggio alla volta certo di non andare fuori tema.
Quante volte, scrivendo, capita di dire “va bene inserisco questo personaggio o questa situazione perché adesso la trovo una buona idea” e poi li devi giustificare 100 o 200 pagine dopo e magari non te li ricordi?
Ebbene: se hai pianificato tutto a priori (devi dedicarci alcune ore, forse giorni del tuo tempo, perché niente viene gratis) questi problemi non li avrai.
Adesso scusate ma vado a stilare la scaletta del prossimo romanzo…

 

L’importanza della copertina e del titolo (anche se un libro si giudica dal contenuto)

In questi giorni sono in consegna del nuovo romanzo e già con l’editore ci si interroga sul titolo (che ho trovato mentre ero ad Amsterdam ma di cui per ora non parlo…) e sull’immagine di copertina.
Dopo aver visto alcuni bozzetti che esprimevano concetti diversi, ho deciso di chiedere aiuto alla rete (il famoso aiuto a casa dei telequiz).
La ragione è semplice: il prossimo romanzo con protagonista Enrico Radeschi non sarà un giallo classico bensì un thriller che, come sapete, ha cover di un certo tipo.

Sondaggio

Ho lanciato un sondaggio flash (durata di appena dieci ore, di notte per di più) a cui hanno risposto in 15 (quindi non ha nessuna pretesa d’esaustività ma puro valore indicativo). Ecco com’è andata:

sondaggio twitter

Mistero, colori cupi e un pizzico d’ambiguità

Sembra questa la chiave vincente per una copertina di successo: evocare mistero. Siete d’accordo?
Anche il popolo di facebook si è espresso a riguardo attraverso un po’ di commenti.
Qui in tanti hanno sottolineato che sia il titolo la cosa più importante (e sono d’accordo) ma certo uno “sfondo” degno non può far male, no?
Secondo la maggioranza questo sfondo deve avere colori cupi e l’immagine deve trasmettere ambiguità. Cioè meno si capisce più attrae? Forse.

Peso delle paroleIl peso della copertina e del titolo

Un collega, che oltre a fare lo scrittore si occupa anche di editoria, mi ha rivelato questo detto che circola nell’ambiente editoriale riguardante il “peso”  di titolo e copertina in un libro:

In editoria si dice che il titolo conti il 10%, la copertina il 30%

Personalmente trovo realistiche queste percentuali.
Un libro si dovrebbe sempre e solo giudicare dal contenuto ma senza averlo letto prima come si fa? Semplice, si viene attirati da altri due elementi: la copertina e il titolo.

 

 

 

L’importante è finire (il nuovo romanzo)

Quando arrivi in prossimità della deadline – cioè la fatidica data di consegna del tuo nuovo romanzo – pensi a molte cose.
Innanzi tutto se hai fatto un buon lavoro e se la gente là fuori sarà davvero interessata a leggere quello che tu, con tanta fatica, stai finendo di scrivere. Di rileggere, di limare…
Quindi ti convinci che, comunque, il traguardo è ancora lontano visto che manca ancora la fase di editing, la correzione delle bozze e così via.
Generalmente si arriva sfiniti a questo punto. Almeno per me è così: devo consegnare a fine mese e le mie ultime settimane sono state davvero intense al punto che vedo Radeschi e la sua vespa gialla ovunque!
Ciò nonostante io preferisco, da sempre, lavorare con una scadenza precisa. Mi permette di focalizzare l’obiettivo, di pianificare tempi e modi, insomma di organizzarmi al meglio.

riscrivereQuattro stesure

Attualmente sono alla fase di revisione\riscrittura del testo. Penso che prima della consegna avrò fatto almeno quattro stesure del romanzo. E ne prevedo altrettante, dopo.
Essere insoddisfatti credo faccia parte del mestiere di scrivere. Solo gli sciocchi possono pensare che sia (sempre) buona la prima. Scrivere è fatica e, come ho già detto, scrivere significa sopratutto riscrivere.

sollievoUn momento di sollievo

Quando finalmente invii il manoscritto ti senti come liberato da un peso, leggero. Questo stato di spensieratezza, però, dura solo qualche giorno. Poi cominci a interrogarti: piacerà il mio libro all’editor? E ai lettori?
A questo punto comincia un’altra lunga attesa: il tuo lavoro, se va bene, arriverà in libreria dopo quattro o cinque mesi, a volte anche di più…
E siccome su questo non hai nessun controllo non ti resta che concentrarti su quello che puoi fare nell’immediato vale a dire: rileggere, correggere e consegnare.
Come in quella canzone di Mina il mio mantra attuale dunque è: l’importante è finire

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Tredici momenti in cui non riceverete mai udienza da chi lavora in editoria

Chi ha un minimo di esperienza in questo settore lo sa: l‘editoria ha i suoi tempi, i suoi ritmi e i suoi momenti di blackout in cui sulla porta si attacca il classico cartello DO NOT DISTURB.

Non disturbare Dovete sapere che ci sono dei periodi (perché abbracciano sempre più giorni), nell’arco di un anno, in cui – a meno che non siate i Dan Brown o gli Alessandro Baricco della situazione – non riceverete udienza né dal vostro (grande) editore né dal vostro agente.
Si tratta di alcuni appuntamenti fondamentali per chi lavora in editoria dove si vende, si compra o, semplicemente (anzi sopratutto), si fanno pubbliche relazioni (e ci si sbronza anche)…
Quando succede? Ecco qui una lista essenziale.

tredici momenti in cui è inutile chiedere udienza a chi lavora in editoria

  1. La fiera del libro di Londra (che è cominciata oggi e finirà giovedì quindi fino alla settimana prossima non se ne parla di chiamare perché dopo devono fare i follow-up)
  2. La fiera del libro di Francoforte (la famosissima Buchmesse)
  3. Il salone del libro di Torino (“Se passi allo stand ci incrociamo, oppure alla festa di Minimum Fax…”)
  4. I giorni dei canvas (vale sopratutto per gli editori, cioè quando presentano i libri alla forza vendita)
  5. Bologna children’s book fair (non importa se non trattano libri per ragazzi, un salto ce lo devono comunque fare per vedere “che aria tira”)
  6. Natale-Capodanno-Befana (“Ci aggiorniamo dopo le feste, ok? Auguri!”)
  7. Pasqua (come sopra)
  8. Agosto (come sopra, con l’aggiunta di “Tu intanto che sei in vacanza comunque scrivi, mi raccomando!”)
  9. Premio Strega (partendo da circa un mese prima fino a tre giorni dopo perché si devono riprendere)
  10. Premio Bancarella (come sopra)
  11. Festivaletteratura  (“Magari ci vediamo a Mantova, ok?”)
  12. Pordenonelegge ( “Magari ci vediamo a Pordenone, ok?”)
  13. Bookcity (“Magari ci vediamo a Milano, ok?”)

    IN CONCLUSIONE

    Date retta: quando avete l’occasione di parlare faccia a faccia con il vostro editore o il vostro agente non sprecatela perché quella è un’opportunità che raramente vi si ripresenterà in tempi brevi…

Le librerie indipendenti chiudono e noi andiamo troppo veloci

Una quindicina di anni fa, prima d’iniziare a scrivere, facevo il libraio.
Un lavoro meraviglioso che, purtroppo, sta sparendo.
Sono di questi giorni le notizie di nuove librerie indipendenti che chiudono qui a Milano.
Dopo la Libreria del Corso in corso San Gottardo, la Libreria del Corso in corso Buenos Aires entro fine aprile toccherà alla Libreria Puccini abbassare le saracinesche. Tre luoghi che ho frequentato e amato. Librerie dove ho presentato i miei romanzi, incontrato lettori, discusso con i librai…

Firmacopie alla libreria Puccini
Firmacopie alla libreria Puccini

Perché chiudono?

Le ragioni di queste chiusure sono diverse e non facilmente riassumibili. Diciamo che le librerie di catena, le librerie online, gli ebook e gli smartphone che tolgono tempo alla lettura sono le principali ragioni di questo allontanamento del pubblico dalle librerie indipendenti.Adesso o mai più

Ma non sarà che siamo cambiati anche noi?

Voglio dire, quando facevo il libraio io, nella Bassa in un piccolo centro, Suzzara, chi entrava in libreria e ti chiedeva un certo libro sapeva che, a meno che non si trattasse del bestseller del momento, quasi sempre avrebbe dovuto attendere qualche giorno, magari anche una settimana, per poterlo avere fra le mani. C’era il gusto dell’attesa. Si pregustava con pazienza il momento in cui il romanzo desiderato sarebbe arrivato e avremmo potuto leggerlo.
Oggi no: adesso viviamo nell’epoca del tutto e subito. Se non lo troviamo adesso in libreria allora possiamo ordinarlo online (ai miei tempi Amazon non esisteva) o magari scaricarlo direttamente in ebook ed averlo in pochi secondi.Narcos netflix

Il piacere del piacere che dovrebbe essere esso stesso piacere ormai non c’è più

L’attesa del piacere è diventata un concetto obsoleto, superato.
Oggi viviamo nell’epoca dell’iperconnettività, delle serie televisive che grazie a Netflix arrivano complete: dieci episodi da consumare come fossero un unico film, magari chiudendosi in casa per l’intero weekend (a me è successo con Narcos). Se è così che tempo e spazio resta per la lettura?Viaggiare e leggere

Viaggiare leggendo

Se nei viaggi in treno, in aereo, in metrò non ci portiamo più un libro ma giochiamo col tablet o passiamo il tempo su Facebook o sui vari social, che tempo ci resta per leggere?
Forse la colpa delle librerie che chiudono è anche nostra che abbiamo perso il gusto dell’attesa, il piacere della lentezza.
Non sappiamo più che sapore abbia la lettura perché tutto deve essere immediato, veloce, subitaneo e forse non abbiamo più tempo di gustarci nulla ma solo la brama di assaggiare tutto in fretta senza soddisfazione alcuna.