L’Apple Watch fa tutto, indica pure l’ora. Ma ce n’era davvero bisogno?

apple-watch-7Finirà che lo compreranno tutti. Ne sono certo.
Da parte mia aspetto di vedere il primo che con nonchalance entrerà in ufficio esibendolo al polso. Qualcuno incuriosito lo noterà e gli chiederà, impietosito “Allora com’e questo Apple Watch?”
A quel punto si romperanno gli argini e il tizio inizierà a tesserne le lodi. Dovrà per forza con quello che gli sarà costato…
Bene. La domanda però è: ma ce n’era davvero bisogno? Voglio dire tanto per far funzionare il GPS e per telefonare bisognerà comunque portarsi dietro il telefonino dove ci sono già le app di cui hai bisogno e dove, guarda caso, c’è pure l’orologio.
Quindi qual è l’utilità reale di questo nuovo iCoso?

L’estate sta finendo, Radeschi sta per tornare. Per ora con quattro racconti

gialloneIl vecchio caro Enrico Radeschi e il suo Giallone stanno scaldando i motori. Non li ritroverete subito però. Ho intenzione di mettere in cantiere il nuovo romanzo entro la fine dell’anno e lo troverete in libreria (penso, credo, spero) per il 2015.
Quest’estate, tuttavia, è stata ricca di avventure per il nostro giornalista hacker.  Ben quattro. Non ci credete? Be’ ecco un breve elenco.
A luglio è uscita per la Newton Compton l’antologia Delitti di ferragosto (che trovate ancora, oltre che in libreria, anche nei supermercati e negli autogrill) a cui per l’occasione si è aggiunta l’edizione economica dell’antologia 2013 Estate in giallo dello stesso editore.
In questi ultimi giorni, poi, sono arrivate in libreria due nuove raccolte in cui trovate Radeschi: Milano d’autore (Morellini) e Fischio Finale (Novecento\Calibro 9).
Ci trovate in tutte la nostra Milano, il birrificio di Lambrate, la vespa gialla, il cagnolone Buk e quattro delitti.
Non vi basta? Sappiate allora che entro Natale probabilmente ritroverete Radeschi in tutti gli store digitali con un’avventura inedita. Insomma, qualche pastiglia giusto per lenire la vostra astinenza in attesa del grande ritorno.

 

Questione di cover

Book-cover-19Libro scritto e consegnato e ora , in attesa di cominciare a lavorare con l’editor (senza un buon compagno di viaggio la noia è assicurata, fidatevi), bisogna affrontare la questione della copertina (anzi delle copertine ma di questo vi parlerò più avanti) perché il tempo delle prenotazioni incombe.
Di un romanzo, spesso, l’autore non sceglie né il titolo né tanto meno la cover. Questa volta però, in accordo con l’editore, proviamo a fare qualcosa di originale. E di davvero forte secondo me. Il problema è che tra averlo in testa e metterlo su carta, rappresentarlo visivamente, il passo non è tanto semplice. Ma ci proveremo. E ci stiamo già divertendo parecchio nel farlo.

Le nuvole sopra Parigi e le idee per scrivere

Notre dame et ciel bleu #parisStaccare la spina ci voleva proprio. Se non altro per chiudere un’estate di scrittura degnamente. Il premio sono stati tre giorni nella capitale francese a spasso per i quartieri, raccogliendo le idee e pensando alle prossime storie da scrivere.
Parigi è una città ricca d’ispirazioni, di spunti e di persone. Un posto dove è bene tornare con una certa frequenza, perché è in continua mutazione. Una festa mobile come l’ha definita Hemingway. La mia festa è durata un weekend ed è stato davvero un bel party.

Parigi, Hemingway, Radeschi e un caffè dove scrivere

hemingway in parisC’è sempre un caffè in cui chiudersi a scrivere a Parigi. Hemingway credo l’abbia fatto dappertutto (sempre con un bicchiere pieno sul tavolo) e non solo al Deux Magots.
Anche il protagonista di quattro miei romanzi, Enrico Radeschi, una volta ha trascorso un’avventura nella capitale francese, rischiando pure di farsi ammazzare.
E pensare che c’era arrivato con le migliori intenzioni…

In testa solo quell’odore. Inconfondibile.
Tutta la vecchia struttura ne era pervasa: le volte tonde, le piastrelle bianche, il cemento grezzo dei muri, il pavimento nero tempestato di biglietti azzurri.
La metropolitana di Parigi è un dedalo infinito di tunnel e gallerie, un moloch di duecento chilometri.
Di quei cunicoli interrati, a Radeschi, colpiva soprattutto l’odore. Una via di mezzo tra il lievito di birra e l’umido che sale dall’asfalto dopo la pioggia: l’alito caldo della terra.
da Niente baci alla francese (Mursia)

Mi sa che ci faccio un salto anch’io a Parigi per vedere se trovo un angolo dove mettermi a scrivere. Tipo subito.

E se non ne valesse la pena?

Anche per quest’anno le vacanze sono finite. Col tempo che ha fatto, direte, forse non sono mai davvero cominciate. Vabbé, ma non ci si può lamentare sempre, no?
Tanto bisognava scrivere. Sì, perché quando fai questo mestiere non stacchi mai. Sfrutti ogni weekend, ogni ponte, ogni giorno di ferie per dedicarti alla tua passione, anzi al tuo secondo lavoro perché scrivere è una cosa seria. E la domanda che ti fai più spesso è: ne vale la pena?
Non so, ma tengo duro. In questo Paese in lento declino nessuno legge più.
Il digitale ci salverà? Chissà. Magari noi scrittori faremo la fine dei cantanti quando sono apparsi gli mp3 (nel giro di poco tempo non hanno più venduto un disco) o forse i vari kindle e co. faranno il miracolo e le nuove generazioni leggeranno decine di romanzi all’anno…
Io voglio essere ottimista (o utopista?): domani consegno il mio nuovo romanzo all’editore. Uscirà nei primi mesi del 2015 in cartaceo e in ebook. E poi vedremo se queste vacanze sono state sprecate a scrivere. Tanto pioveva.