“Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo…
Charles Bukowski “E così vorresti fare lo scrittore”
Paolo Roversi nel suo ultimo romanzo Niente baci alla francese dimostra di aver assimilato il geniale monito di Bukowski, costruendo una narrazione densa, viscerale e fortemente ritmata.
Questa è una storia che nasce da mille piccoli fotogrammi vissuti e da un’intelligente scelta delle idee migliori, sempre coerenti e veritiere.
Il sindaco di Milano, ambientalista dell’ultima ora, è fatto fuori nella serata di punta della città meneghina, la prima della Scala, nella quale, contestazioni colorite a parte, di solito, è solo la cronaca del gossip a tenere banco.
A poche ore di distanza viene ritrovato il cadavere del sindaco di Parigi, anche lui presente nella scintillante cornice milanese.
Sembra fantascienza, invece proprio l’attendibilità di ciò che è narrato giace alle fondamenta di questa trama gialla che si svela solo nelle ultime pagine grazie a metodi investigativi al passo con i tempi, tecnologicamente rinnovati.
Saranno indispensabili però anche gli strumenti tradizionali d’indagine: lo studio del territorio geografico e umano nel quale si matura il delitto e l’intuizione geniale.
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Non sono scaramantico e, il 17 non porta sfortuna. Sabato scorso, infatti, nonostante la data, la prima presentazione ufficiale di Niente baci alla francese è andata benissimo. Tanta gente e una bella atmosfera hanno accompagnato la prima uscita pubblica del nuovo romanzo.