Dall’isola al noir #Lampedusa #irafunesta

Oggi il papa visita Lampedusa, un’isola a me molto cara. Un piccolo gioiello che è entrato anche nel mio romanzo L’ira funesta (Rizzoli, 2013)
E
ccone uno stralcio.

Tirava vento di Scirocco quella sera sull’isola. Il sole si era immerso nel mare cauto come un palombaro e Giulia fissava le onde che s’infrangevano sugli scogli.
Meno di mezz’ora prima aveva visto caricare mille migranti su un traghetto civile con disegnate sulle fiancate le sagome dei personaggi dei cartoni animati. Trovava grottesca l’associazione della tragedia con la leggerezza dei cartoni. Offensiva quasi. La nave era salpata e lei era rimasta lì, sul solitario molo di cemento di Cala Pisana a osservarla finché era stata inghiottita dalle tenebre.
Li portavano in Puglia, Sicilia e Calabria nei campi attrezzati. Venivano dall’Africa, fuggendo da una delle tante guerre di quel continente, rischiando la vita su carrette del mare troppo vecchie per valere qualcosa, spesso con mogli e figli piccoli al seguito. Donne incinte, anche. Li raccoglievano con le motovedette in alto mare, li facevano sbarcare innalzando teloni bianchi perché non li fotografassero, li caricavano sui bus con i vetri oscurati, li portavano in un centro col filo spinato dove venivano sorvegliati a vista e, alla fine, li caricavano su quei traghetti per un nuovo viaggio dell’incertezza.

Pubblicato da Paolo Roversi

Scrittore, giornalista, sceneggiatore e organizzatore di festival crime. Grande appassionato di tecnologia. Tutto in ordine sparso. Bio completa qui