L’estate sta finendo, Radeschi sta per tornare. Per ora con quattro racconti

gialloneIl vecchio caro Enrico Radeschi e il suo Giallone stanno scaldando i motori. Non li ritroverete subito però. Ho intenzione di mettere in cantiere il nuovo romanzo entro la fine dell’anno e lo troverete in libreria (penso, credo, spero) per il 2015.
Quest’estate, tuttavia, è stata ricca di avventure per il nostro giornalista hacker.  Ben quattro. Non ci credete? Be’ ecco un breve elenco.
A luglio è uscita per la Newton Compton l’antologia Delitti di ferragosto (che trovate ancora, oltre che in libreria, anche nei supermercati e negli autogrill) a cui per l’occasione si è aggiunta l’edizione economica dell’antologia 2013 Estate in giallo dello stesso editore.
In questi ultimi giorni, poi, sono arrivate in libreria due nuove raccolte in cui trovate Radeschi: Milano d’autore (Morellini) e Fischio Finale (Novecento\Calibro 9).
Ci trovate in tutte la nostra Milano, il birrificio di Lambrate, la vespa gialla, il cagnolone Buk e quattro delitti.
Non vi basta? Sappiate allora che entro Natale probabilmente ritroverete Radeschi in tutti gli store digitali con un’avventura inedita. Insomma, qualche pastiglia giusto per lenire la vostra astinenza in attesa del grande ritorno.

 

Nasce una nuova collana noir, Calibro9, ispirata a Scerbanenco

Giorgio ScerbanencoComincia per me una nuova avventura in giallo e noir. A partire da novembre, infatti, dirigerò una collana dedicata al poliziesco per l’editore Novecento che si chiamerà Calibro 9.  Il nome, come avrete intuito, è un esplicito omaggio a Giorgio Scerbanenco perché, per la scelta dei romanzi da pubblicare mi ispirerò proprio a lui, il maestro indiscusso – e insuperato per quanto mi riguarda – del giallo italiano.
Dedicherò particolare attenzione alle storie metropolitane, quelle che raccontano le grandi città italiane – Milano, Roma, Torino, Napoli e così via – e ne descrivono il lato oscuro.
Saranno essenzialmente romanzi di tre tipi: gialli classici, noir d’atmosfera o polizieschi puri di quelli, per intenderci, con l’investigatore alla Duca Lamberti o, tanto per stare in tema con un maestro d’Oltralpe, il commissario Maigret.

logo_Calibro_9Il prezzo dei volumi sarà contenuto, sotto i dieci euro, e anche sul numero di pagine ho le idee chiare: sono alla ricerca di testi veloci, immediati, “da bere in fretta” insomma, proprio come i romanzi di Georges Simenon o dello stesso Giorgio Scerbanenco.
Sarà una collana dalla parte dei lettori di crime, tradizionalmente molto esigenti. Lettori in cerca di atmosfere, suspense e di storie che, al tempo stesso, li stupiscano, li divertano e li intrighino. Io cercherò di scovare proprio queste storie per la collana Calibro 9.

 

Estate in giallo… con Radeschi

estateingialloL’attesa è finita, domani torna Radeschi anche se solo con un racconto lungo. Per il romanzo ci sarà da aspettare ancora un po’. Non temete però a luglio ci sarà un’altra gustosa sorpresa per placare la vostra astinenza da Giallone
Come dicevo, dunque, domani torna Enrico Radeschi in sella alla sua Vespa e in una Milano ferragostana e afosissima si troverà alle prese con “Il killer di piazzale Dateo” che è anche il titolo del racconto.
Dove lo trovate? Nell’antologia Estate in giallo, pubblicata dall’editore Newton Compton.

A farmi compagnia altri sei autori fra cui Marcello Simoni, Massimo Lugli, Giulio Leoni e Diana Lama.
Maggiori informazioni sull’antologia le trovate qui.

L’acqua non può arrivare, l’incipit del mio racconto per il #terremoto

scosse2(A un anno dal terremoto che ha colpito la Bassa il 20 maggio 2012 pubblico l’incipit del mio racconto L’acqua non può arrivare che trovate nell’antologia Scosse (Felici editore) i cui proventi sono devoluti alla ricostruzione della biblioteca di San Felice sul panaro)

Le balle di fieno. Tutto è cominciato da loro. Anzi, a essere precisi, l’inizio di tutto è stata la terra che ha tremato. La prima immagine che mi viene in mente – sembra strano me ne rendo conto – è presa a prestito da una pellicola di Mario Monicelli, Amici Miei atto II del 1982. Nella scena che rivedo c’è Ugo Tognazzi nei panni del conte Mascetti, un nobile decaduto, che nell’occasione troviamo in ciabatte e accappatoio. Passeggia nel mezzo di in una stradina schiacciata fra due palazzoni. Una donna si sporge dal balcone e gli chiede se c’è pericolo. Stanno vivendo un’emergenza: l’Arno ha appena fatto la voce grossa rompendo gli argini, il 4 novembre del 1966. Una situazione che anche nella Bassa conosciamo bene ma ora non è questo il punto.

Tognazzi, con quella sua espressione inconfondibile, si stringe nelle spalle e risponde alla donna di stare tranquilla: “Qui siamo su un dosso, l’acqua non può arrivare.”

In quel preciso istante, naturalmente, il vicolo viene inondato dalle acque rombanti del fiume e tutti finiscono sotto.

Ecco. Fermo immagine qui. “Siamo su un dosso” è la metafora di ciò che hanno sempre ripetuto a noi uomini della grande pianura “l’acqua non può arrivare”.

Tranquilli villici, voi con le vostre zeta strascicate e la musica di Casadei, i prosciutti e il parmigiano, non correte nessun rischio: nella Bassa non c’è pericolo, mica è zona sismica. Male che vada vi tocca un’inondazione come quella del Polesine nel 1951.

Un mantra ripetuto così tante volte che l’ultimo dei nostri problemi è sempre stato quello delle scosse telluriche. Un dogma che ho trovato anche in un vecchio libro di geografia delle medie: prima l’elenco degli affluenti del Po, poi i nomi dei vari archi alpini Alpi e, infine, quasi en passant, l’assioma pianura padana = niente terremoto. Ora gli toccherà aggiornalo quel testo. Sempre dopo. Sempre quando ormai è tardi. Sempre sul sangue della gente.

(compra l’antologia)

Nervetti alla Madonnina #Radeschi #giallone #racconto #incipit

vesapradeschiNervetti. Prima di trasferirsi a Milano, ormai dieci anni prima, Enrico Radeschi non aveva nemmeno idea che si potessero mangiare. Ora, con trentacinque gradi esterni, nonostante fossero le nove di sera, era già al terzo piatto. Andava apposta all’osteria della Madonnina, sui Navigli, dove già dal nome si capiva quali fossero le specialità della casa. E quello era solo un antipasto, avrebbe continuato, infatti, con la cotoletta di vitello con l’osso, la milanese appunto, e si sarebbe portato a casa l’osso, il suo, e un’altra mezza dozzina che il padrone del locale gli teneva da parte per Buk, il suo labrador dagli occhi quasi umani, che lo attendeva nella casa di ringhiera di via Venini. Un bilocale tutto parquet, senza spigoli né lampadari, il cui unico ornamento era un ficus beniamino alto quasi due metri e sempre mezzo morto di sete.
Il problema fu che quella sera Radeschi non poté spingersi oltre l’antipasto…

Il resto potrete leggerlo a giugno quando all’interno di un’antologia verrà pubblicato un racconto inedito con protagonista Enrico Radeschi