Il capitolo finale di un romanzo: il momento in cui la nebbia si dirada

Sono alle ultime battute del nuovo romanzo che, dopo tanti anni di assenza, vedrà come protagonista Enrico Radeschi. Non voglio però parlare di questo adesso (avrò modo e tempo per farlo diffusamente più avanti) ma di quanto sia importante il finale di un romanzo giallo.
poirotE non mi riferisco soltanto alle ultime righe (cruciali proprio come le prime della prima pagina) ma dell’ultimo capitolo nella sua interezza.
Nei romanzi gialli (il mio sarà un thriller ma insomma il discorso non cambia di molto) il capitolo finale è quello in cui si tirano le fila.
Quello in cui, per intenderci, Hercule Poirot nei romanzi di Agatha Christie faceva lo “spiegone” lasciandoci (quasi sempre) a bocca aperta.
Oggi mi piace pensare che l’ultimo capitolo sia il momento in cui la nebbia si dirada all’improvviso e tutto appare chiaro agli occhi del lettore.
Molte volte ragiono per assunti e mentre scrivo spesso posto dei tweet (pessima abitudine perché bisognerebbe estraniarsi tipo sotto una campana di vetro). Ieri mentre ero (e sono ancora chissà per quanto ahimè) alle prese con l’ultimo capitolo ho postato questo:

Il capitolo finale è sempre il più difficile da scrivere. Dopo aver disseminato indizi pagina dopo pagina ora è il momento della quadratura

Siccome in molti hanno commentato, ritwittato e così via ho deciso di spiegare un po’ meglio il mio pensiero: in quell’ultimo gradino c’è la fatica vera.
Perché? Perché tutto deve tornare.
Hai scritto capitoli e capitoli di trama ricchi di personaggi, di eventi e (si spera) di colpi di scena. Ora, però, è arrivato il momento di tirare i remi in barca e di concludere, d’inserire l’ultimo tassello del puzzle in modo che tutto il disegno appaia finalmente chiaro.
Ne sei in grado?
Non ti sei complicato troppo la vita con tutti quei voli pindarici e quelle alzate d’ingegno che ti parevano “così buone e originali” quando le hai scritte?
Ecco io sono a questo punto. Per affrontarlo al meglio ho deciso di rileggere tutto quello che sta prima e poi di scrivere (o riscrivere) il finale.
Sempre lottando con i sensi di colpa. Sì, perché solo per il fatto, ad esempio, che sto scrivendo queste righe mi sento in colpa perché non mi sto dedicando interamente, anima e corpo, alla stesura del romanzo. Scrivo sul blog quando, invece, dovrei rifinirlo, aggiustarlo, migliorarlo fino all’impossibile ricerca della perfezione. Di questo, però, ne parlerò nel prossimo post (sempre che il senso di colpa non me lo impedisca).

 

La vera vacanza è andare in ferie dentro alle proprie storie

Libro_vacanze_spiaggiScrivere è un lavoro a tempo pieno. E non si finisce (quasi) mai. Un romanzo, un racconto, un pezzo per il giornale…
Ma quello che conta sono le storie, il resto è solo rumore di fondo. Quando quella storia ce l’hai, tutto quello che ti sta intorno passa in secondo piano. Come il corridore che vede il traguardo lì, alla portata.
Io quella storia ce l’ho, sono anni che me la cullo, e ora sono in dirittura finale per completarla. Consegna dopo l’estate, in libreria con l’anno nuovo. I tempi sono contingentati. Le scadenze fissate. Ma non è un male: sapere di DOVER finire mi rende più disciplinato, più attento e perfino euforico. Quindi ecco le mie vacanze di scrittura. Meglio che un tuffo in piscina, meglio che una spiaggia affollata, meglio di un ombrellone e uno sdraio presi a nolo. La mia vera vacanza è andare in ferie dentro alle mie storie…

Bike Ride Story

Mi hanno chiesto di scrivere una storia. Un racconto che verrà “dipinto” sull’asfalto dell’argine che costeggia il Po. Parole che potranno essere lette mentre si pedala e che vi rimarranno per anni.
La richiesta mi è arrivata nell’ambito del progetto Bike Ride Story dell’artista Stefania Galegati Shines che risulta tra i quattro progetti vincitori del concorso Rigenerazione indetto nell’ambito della 48° edizione del Premio Suzzara (2013) dal titolo La terra si muove con il senso a cura di Paola Boccaletti, Elisabetta Modena, Marco Scotti.
In queste ore il mio racconto sta prendendo forma sulle strade della Bassa lungo un percorso di circa sette chilometri.
L’opera verrà inaugurata domenica 25 maggio alle ore 18 a Sermide, presso la Ex-teleferica. Ci sarò anch’io, felice di aver scritto un testo che parla della mia Bassa, del fiume, dei suoi profumi.
Il mio racconto inizia così:

Ti appare all’improvviso, inaspettata. La trovi distesa placida e silenziosa dietro l’Appennino e quasi non te l’aspetti. Pigra e verde, un corpo piatto ma comunque sinuoso accoccolato languidamente accanto al finestrino come una musa felliniana.
I suoi confini sono il fiume a nord e le montagne basse a sud; si stende come un lenzuolo verde e dal cielo appare come uno spicchio di landa fertile che bagna il Po da sotto e si allunga fin dove termina la pianura. I suoi abitanti la chiamano la Bassa.

Il resto lo potrete leggere pedalando in bicicletta lungo il Po.

I materiali dello scrittore

Ecco come si presentava ieri la mia scrivania mentre mi trovavo in piena fase creativa. Vi presento: i materiali dello scrittore.
Una finestra per osservare il mondo dall’alto senza essere visti.
Una piantina, a cui dare un nome, per non sentirsi soli.
Una penna per scrivere e prendere appunti.
Una stampata della versione work-in-progress del romanzo che stai scrivendo.
La tastiera del PC a portata di mano per proseguire la stesura.
Manca qualcosa? Ah già, l’ispirazione. Ecco la ragione della birra (weiss) in un bicchiere con tanto di logo che si commenta da solo…

Il mestiere di scrivere. Oggi.

Gli scrittori in erba, gli esordienti chi, insomma, è agli inizi nell’avventura letteraria pensa che una volta arrivati alla pubblicazione il più sia fatto. Be’ se ne siete convinti anche voi smettete di leggere perché il resto di questo post non vi piacerà.
Il ruolo dello scrittore, al giorno d’oggi, è diventato qualcosa di molto più complesso. Ora non basta scrivere un libro (se è buono è meglio ma per vendere non è necessario che lo sia…), mandarlo all’editore e continuare la propria vita come se niente fosse. Certo potete farlo ma probabilmente la vostra opera farà poca strada. A meno che non siate già un nome affermato, uno che è stato in classifica (e ci è rimasto per molto tempo). Una volta che il libro viene pubblicato inizia, infatti, una parte importante del lavoro: la promozione. In cosa consiste? E’ presto detto: presentazioni, incontri, interviste coi giornalisti…
Il tuo libro, e tu stesso in quel frangente, diventi un prodotto. E se piaci, la gente ti compra.
E’ il mercato bellezza.
A volte è dura, davvero dura, pensando che magari tu ci hai messo un anno e mezzo a scrivere (e a sudare e a non dormirci la notte) un libro (come questo) e tutto si decide in pochi secondi. In una battuta ad effetto o in un passaggio televisivo (nella trasmissione giusta, una ne esiste e tutti sanno qual è) che ti farà svoltare.
E nell’attesa? Un solo consiglio: continuare a scrivere. Tenere duro. Cercare continuamente di migliorarsi. E vale per tutti.

La scala degli scrittori

Nella vita ci diamo sempre degli obiettivi da raggiungere, dei traguardi. A volte otteniamo quello che desideriamo, altre tutto si riduce a speranze vane. Fare lo scrittore è una continua rincorsa, una gara con te stesso, con gli altri, con la tua bravura e le tue frustrazioni. Ogni tanto ti capita di tagliare dei traguardi e pensi “Bene, ce l’ho fatta”. Poi però ti viene subito il dubbio che forse potresti fare di meglio, ottenere di più.
Credo che sia questo uno degli stimoli alla base dell’essere scrittori: un’insoddisfazione di fondo che ci spinge continuamente a migliorarci. Ad alcuni basta la pubblicazione per essere felici poi se nessuno li legge fa nulla. Ad altri sono sufficienti gli articoli sui giornali che servono solo se poi si trasformano in copie vendute altrimenti sono semplici strumenti per pascere l’ego dell’autore di turno.
La verità è che l’asticella va alzata ogni giorno che passa. Ogni obiettivo raggiunto è solo un gradino della scala, una scala senza fine che sali piano piano. Ogni tanto ti compiaci a guardare giù per vedere quanta strada hai fatto ma poi devi subito pensare a quanti altri gradini ti restano da salire.