Una buona ragione per scrivere

Perché si scrive? Certo la risposta può essere lunga e articolata: un bisogno interno, una vocazione e altre mille balle del genere. Non ve le propinerò.
Se lo fate per avere donne o per diventare famosi, lasciate perdere. Non funziona.  O funziona in parte 😉 Comunque anche su questo punto non mi esprimerò…
Sicuramente quelli sopra elencati  non sono motivi che ti possono spingere o sorreggere a lungo in questa avventura. Io penso che si scriva sopratutto per essere letti.
Banale ma è così.  Lo ripeto in ogni workshop di scrittura: non sei uno scrittore quando pubblichi un libro; lo diventi quando hai un pubblico di lettori. Quando la gente ti legge, ti scrive, aspetta i tuoi libri. Allora sei uno scrittore. Prima sei solo uno che scrive.

Non so se il mio romanzo Taccuino di una sbronza sia il migliore che ho scritto. Certo è quello che fino a questo momento ha creato più empatia con i lettori.
Non passa giorno, infatti, che non riceva un commento da un lettore.
Oggi una mail e un commento su facebook.
Parole che ti spingono ancora di più ad impegnarti sul prossimo romanzo in uscita perché sai che non puoi deludere, che qualcuno aspetta le tue storie, che insomma, si fa una gran fatica, ma alla fine si è ampiamente ripagati e ne vale la pena.
Vi incollo qui sotto i due commenti, in maniera anonima.

Ho appena finito di leggere Taccuino di una sbronza
Che dire, è stato splendido. Quando ho visto il titolo del libro in libreria, la mia attenzione era già stata catturata; dopo aver letto la sintesi, ero già in cassa pronto a pagare.
La storia è stata proprio bella e, visto che non conoscevo Bukowski, coglierò l’occasione per prendere i libri da te suggeriti.

Ciao Paolo, ho finito ieri sera il “taccuino”, ti ringrazio di averlo scritto, dopo aver letto il vecchio Buk in tempi non sospetti, annnnieannnnni fa, fiumi di birra e gin e bourbon sono passati dal gargarozzo, mi ha fatto piacere questa bio-parallelo-grafia post-non-autorizzata. Non c’entra nulla con il fedele amico di Radeski, ma chi ha vissuto o sognato o si è solo bagnato delle atmosfere bukoskiane DEVE leggere il “taccuino”.
E chissà i nuovi progetti . . .
Ma non abbandonare M-A-I [MAI(MAI)mai] il giallone ed i suoi passeggeri condotti dal Radeski!
A presto, grazie ancora /8-))

Che dite: vale la pena scrivere, no?

L'autore Paolo Roversi

Scrittore, giornalista, sceneggiatore e organizzatore di festival crime. Grande appassionato di tecnologia. Tutto in ordine sparso. Bio completa qui

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