Scrivere significa soprattutto riscrivere (anche parecchie volte)

L’essenza della scrittura è la riscrittura, vale a dire il continuare a mettere mano al proprio testo (lungo o corto che sia) finché si è conviti di averlo reso perfetto.
Come sapete, spesso mentre scrivo twitto (pessima abitudine lo so ma mi aiuta a distrarmi un attimo).
In questi giorni (e fino alla fine del mese quando incombe la deadline, ovvero la data di consegna), sono alle prese con il capitolo finale del nuovo romanzo (se volete qui c’è spiegato tutto quello che dovete su sapere come si chiude degnamente un libro giallo) e, forse rapito dal sacro fuoco della creatività, mi sono lanciato in alcune considerazioni che riguardano lo scrivere. Per ora si tratta di semplici appunti poi magari gli darò una qualche forma, forse in ebook, chissà.
Un paio di giorni fa ho scritto un tweet (che è stato parecchio commentato e condiviso anche su facebook). Eccolo:

Scrivere significa soprattutto riscrivere. E poi di nuovo. E poi ancora. Quelli a cui basta una singola stesura non fanno questo mestiere.
Scrivere significa riscrivere

Scrivere = riscrivere

La cosa non dovrebbe stupire nessuno. Almeno gli scrittori veri, rodati, quelli che fanno questo mestiere con serietà.
Scrivere (per pubblicare, se tenete un diario segreto state pure sereni…), dunque, significa soprattutto riscrivere. Fino allo sfinimento.
Mi capita, a volte, di arrivare quasi a odiare il testo dopo l’ennesima revisione.
A quel punto lo lascio riposare e quando lo riprendo in mano (dopo giorni o anche settimane) capisco che ho fatto bene, che era giusto così. Necessario.

Ripartire da zero?

Qualcuno mi ha chiesto ma riscrivere significa rimaneggiare la prima stesura o ripartire da zero?
Dipende. Sicuramente la prima stesura avrà parti già buone ma molte da buttare e rivedere. Quindi non proprio da zero ma diciamo almeno il 50% anche se questo dipende da autore a autore. Da quanto uno è critico (se lo siete non può farvi che bene!) con sé stesso quando scrive.
Molti sono convinti di aver la scienza infusa e credono che ogni loro frase sia perfetta così come l’hanno scritta la prima volta di getto…

Questione di metodo

Tutti hanno il proprio metodo.
C’è chi attende spasmodicamente il parere dell’editor (e magari gli sbologna pure gran parte del lavoro di riscrittura);
Chi vuole consegnare un lavoro perfetto;
Chi lo fa leggere a qualcuno di fiducia, ne ascolta i commenti e poi rimette mano al testo;
Insomma: non esiste un sistema infallibile e uguale per tutti.

Io come faccio

Per quanto mi riguarda io sono maniacale: la stesura che consegno all’editore e quanto più vicina possibile a quella che andrà in libreria.
Ed è per questo che riscrivo tutto un sacco di volte.

Il capitolo finale di un romanzo: il momento in cui la nebbia si dirada

Sono alle ultime battute del nuovo romanzo che, dopo tanti anni di assenza, vedrà come protagonista Enrico Radeschi. Non voglio però parlare di questo adesso (avrò modo e tempo per farlo diffusamente più avanti) ma di quanto sia importante il finale di un romanzo giallo.
poirotE non mi riferisco soltanto alle ultime righe (cruciali proprio come le prime della prima pagina) ma dell’ultimo capitolo nella sua interezza.
Nei romanzi gialli (il mio sarà un thriller ma insomma il discorso non cambia di molto) il capitolo finale è quello in cui si tirano le fila.
Quello in cui, per intenderci, Hercule Poirot nei romanzi di Agatha Christie faceva lo “spiegone” lasciandoci (quasi sempre) a bocca aperta.
Oggi mi piace pensare che l’ultimo capitolo sia il momento in cui la nebbia si dirada all’improvviso e tutto appare chiaro agli occhi del lettore.
Molte volte ragiono per assunti e mentre scrivo spesso posto dei tweet (pessima abitudine perché bisognerebbe estraniarsi tipo sotto una campana di vetro). Ieri mentre ero (e sono ancora chissà per quanto ahimè) alle prese con l’ultimo capitolo ho postato questo:

Il capitolo finale è sempre il più difficile da scrivere. Dopo aver disseminato indizi pagina dopo pagina ora è il momento della quadratura

Siccome in molti hanno commentato, ritwittato e così via ho deciso di spiegare un po’ meglio il mio pensiero: in quell’ultimo gradino c’è la fatica vera.
Perché? Perché tutto deve tornare.
Hai scritto capitoli e capitoli di trama ricchi di personaggi, di eventi e (si spera) di colpi di scena. Ora, però, è arrivato il momento di tirare i remi in barca e di concludere, d’inserire l’ultimo tassello del puzzle in modo che tutto il disegno appaia finalmente chiaro.
Ne sei in grado?
Non ti sei complicato troppo la vita con tutti quei voli pindarici e quelle alzate d’ingegno che ti parevano “così buone e originali” quando le hai scritte?
Ecco io sono a questo punto. Per affrontarlo al meglio ho deciso di rileggere tutto quello che sta prima e poi di scrivere (o riscrivere) il finale.
Sempre lottando con i sensi di colpa. Sì, perché solo per il fatto, ad esempio, che sto scrivendo queste righe mi sento in colpa perché non mi sto dedicando interamente, anima e corpo, alla stesura del romanzo. Scrivo sul blog quando, invece, dovrei rifinirlo, aggiustarlo, migliorarlo fino all’impossibile ricerca della perfezione. Di questo, però, ne parlerò nel prossimo post (sempre che il senso di colpa non me lo impedisca).

 

Come sta andando l’esperimento? #tasmaniadevil #ebook #kindle #amazon

Come sapete il 29 febbraio ho pubblicato negli store internazionali di Amazon un mio racconto di una ventina di pagina dal titolo The tasmania devil.
Come sta andando questo esperimento?
A quindici giorni di distanza direi bene: ad oggi ho guadagnato una cinquantina di lettori sparsi per il mondo. E non è un modo di dire: hanno scaricato l’ebook in USA (la maggior parte), Inghilterra, Germania (parecchi), Francia, Canada, Italia (gli amici e i lettori presumo) e perfino in Australia.
Come è potuto succedere? Semplice: ho attuato una promozione KDP di due giorni in cui il racconto è stato gratis.
Questa operazione ha fatto da volano tanto che in pochissimi giorni sono arrivati anche i primi commenti. Belli? Direi di sì.
Giudicate voi stessi:
Commenti amazon

Dopo la promozione l’ebook è ritornato al prezzo originario di 99 centesimi e il numero di download (come prevedibile) è diminuito. Trarre un bilancio definitivo, comunque, mi sembra ancora presto. Mi è stato spiegato che un ebook ha una vita diversa (e molto più lunga) del suo equivalente cartaceo. Staremo a vedere.
Intanto io aspetto il commento del mio lettore australiano…
Se siete curiosi e volete esercitare il vostro inglese anche voi qui in Italia potete scaricarlo qui.
the tasmania devil download

Radeschi e i banditi della Milano Criminale diventano… da ascoltare

Solo il tempo di morire

Alberto Caneva legge Roversi
Alberto Caneva legge Roversi

Si stanno concludendo in questi giorni, a Roma, le registrazioni di tre audiolibri tratti dai miei romanzi Milano Criminale , Solo il tempo di morire e dell’ebook con protagonista Enrico Radeschi Il delitto dell’Expo.
Per il momento non posso rivelarvi di più se non il nome dell’attore che sarà la voce narrante dei libri: Alberto Caneva, che nella foto qui a fianco vedete impegnato nella lettura dei miei testi.
Insomma se non avete ancora letto i miei libri presto potrete ascoltarli!
Audiobook Roversi

E sono tre in un mese. Ma conto di smettere (almeno per un po’)

Negli ultimi trenta giorni per varie ragioni mi è capitato di andare in TV per ben tre volte. Un paio in occasione della decima edizione del NebbiaGialla Suzzara Noir festival e ieri per parlare di cronaca nera e del mio romanzo Solo il tempo di morire che a distanza di un anno dalla pubblicazione continua a riscuotere interesse.
Sono stato a Rai3, a Mantova TV e ad Antenna3.
Ecco qui di seguito i video e qualche fotografia dei vari interventi.


Questo il video del TG3 
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Questo il video di Mantova TV
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Qui una galleria di foto dell’ospitata di ieri sera ad Antenna3 alla trasmissione Lombardia Nera

Infine un bellissimo video, realizzato da Francesco G. Lugli che racconta, attraverso le voci degli scrittori la magia della due giorni in noir di Suzzara…