James Ellroy e l’arte di portarti subito nel cuore della storia: American Tabloid

Oggi, dopo un po’ di tempo, riprendo questa rubrica pubblicando un incipit di un grande scrittore: James Ellroy.
In poche righe l’autore ci proietta subito all’interno della storia, ci fa capire con che linguaggio e con che tono ce la racconterà. Ci elargisce i dettagli di un’epoca quasi en passant. Insomma una garanzia sin dalle prime righe.
Ecco l’incipit di  American Tabloid

Si faceva sempre alla luce del televisore.
Alcuni latinoamericani agitavano armi da fuoco. Il capo del gruppo si piluccava insetti dalla barba e fomentava i suoi. Immagini in bianco e nero: tecnici della Cbs in divisa mimetica. Cuba, brutta storia, disse un annunciatore. I ribelli di Fidel Castro contro l’esercito regolare di Fulgencio Batista.
Howard Hughes trovò la vena e si iniettò la codeina. Pete lo osservò di soppiatto: Hughes aveva lasciato la porta della camera socchiusa.

Delitto nella stanza chiusa: un’indagine di Radeschi gratis per la confraternita dei lettori!

S’intitola: Delitto nella stanza chiusa ed è un racconto in formato ebook fuori commercio. Un’indagine inedita di Enrico Radeschi che potete leggere gratis e in anteprima se deciderete ti partecipare alla confraternita dei lettori (qui è spiegato per bene in cosa consiste e qui c’è anche qualche informazione in più sulla squadra internazionale che si sta creando..)

La trama

Una setta segreta dei giorni nostri, pensa il giornalista-hacker Enrico Radeschi quando il suo caporedattore gli chiede di infiltrarsi in una misteriosa cerchia di adepti con sede in corso di Porta Ticinese. Il nome è enigmatico: The Impossibile Society. Una volta arrivato sul posto, però, Radeschi si imbatte nella polizia, e il suo intento di fingersi un seguace della setta sfuma. Ad accoglierlo è il vicequestore Loris Sebastiani, suo amico e compagno di molte indagini, che lo mette al corrente dell’accaduto: uno dei membri della Società è stato
trasportato in ospedale in fin di vita. A preoccupare il poliziotto è un dettaglio inquietante: sembra che a ridurre in quello stato l’adepto sia stata una misteriosa stanza chiusa…

Come inizia

«L’infiltrato? Ho capito bene? Vuoi che faccia l’infiltrato?»
«Cos’è, ti sei incantato Enrico? E poi stai sereno; mica devi andare
fra i Narcos in Messico! Si tratta solo di un’inchiesta sotto copertura.
Ordinaria amministrazione per te!»
«Come no. E se mi scoprono?»
«E cosa ti deve succedere, Enrico? Ti fanno fuori?»
«Eh.»
«Ma va’ là, sbarbà!»
«Senti Beppe, non mi sembra il caso…»
«Sì o no? Guarda che ci mando un altro? E i soldi – il doppio di
quello che ti pago di solito – se li becca lui. Senza contare che andrà
sulle pagine nazionali.»
Sospiro. Vorrei mandarlo a fare in culo ma Beppe Calzolari, il mio
caporedattore, sa benissimo che dirò di sì. Sono costantemente in
bolletta, e il doppio della paga per me e il mio cagnolone Buk, che
viviamo di quello che ci paga il giornale, sarebbe una manna dal cielo.
Ne verrebbe fuori un bel pezzo. Un articolo pubblicato
sull’edizione nazionale del quotidiano, non solo sulle pagine milanesi.
Potrebbe essere la svolta. O la fine.

Scarica l’ebook gratis compilando il modulo della confraternita dei lettori.

Cent’anni di grande scrittura con Marquez

Quello che vi propongo oggi è l’incipit di un capolavoro assoluto. Un libro che si deve leggere d’istinto, senza soffermarsi troppo sui nomi (ci si perderebbe) lasciandosi trasportare. Alla fine ne uscirete arricchiti. Di che romanzo sto parlando? Ma di Cent’anni di solitudine dello scrittore colombiano Gabriel Garcia Màrquez per gli amici Gabo.

«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».

La gang del pensiero #incipitdelladomenica #libri

In questa domenica uggiosa voglio rallegrarvi la giornata con un incipit di quelli che ti lasciano senza fiato. Poche righe che ti portano subito dentro alla storia e che non ti lasciano scampo. Uno di quegli attacchi magistrali che valgono un romanzo intero.
Anche all’interno del libro, però, trovate vere e proprie chicche di scrittura (noir) come questa che vedete anche riportata nell’immagine qui sopra

Avere in mano una pistola è come essere dalla parte giusta di un dialogo socratico.

Di quale romanzo sto parlando? Ma de La gang del pensiero di Tibor Fischer!

Ecco l’incipit:

L’unico consiglio che posso dare, se per caso vi doveste svegliare in uno strano appartamento, in preda alle vertigini, con un’emicrania post sbronza saldamente installata nella testa, senza uno straccio addosso, senza il benché minimo ricordo di come siate finiti lì, mentre la polizia sta buttando giù la porta a mazzate con un sottofondo di latrati di cani infuriati, e vi ritrovate per di più circondati da mucchi di riviste patinate con foto di bambini intenti a compiere atti osceni decisamente da adulti, l’unico consiglio che posso dare, ripeto, è questo: cercate di comportarvi in maniera educata e di mostrarvi di buon umore.

Personalmente lo trovo un attacco straordinario tanto che, lo confesso, mi ci sono sono ispirato per l’incipit del mio romanzo L’ira funesta.

Nervetti alla Madonnina #Radeschi #giallone #racconto #incipit

vesapradeschiNervetti. Prima di trasferirsi a Milano, ormai dieci anni prima, Enrico Radeschi non aveva nemmeno idea che si potessero mangiare. Ora, con trentacinque gradi esterni, nonostante fossero le nove di sera, era già al terzo piatto. Andava apposta all’osteria della Madonnina, sui Navigli, dove già dal nome si capiva quali fossero le specialità della casa. E quello era solo un antipasto, avrebbe continuato, infatti, con la cotoletta di vitello con l’osso, la milanese appunto, e si sarebbe portato a casa l’osso, il suo, e un’altra mezza dozzina che il padrone del locale gli teneva da parte per Buk, il suo labrador dagli occhi quasi umani, che lo attendeva nella casa di ringhiera di via Venini. Un bilocale tutto parquet, senza spigoli né lampadari, il cui unico ornamento era un ficus beniamino alto quasi due metri e sempre mezzo morto di sete.
Il problema fu che quella sera Radeschi non poté spingersi oltre l’antipasto…

Il resto potrete leggerlo a giugno quando all’interno di un’antologia verrà pubblicato un racconto inedito con protagonista Enrico Radeschi