Domani, mercoledì 19 ottobre, torno in TV. A partire dalle ore 21 sarò in diretta su VideoStar ospite del programma Mettetevi scomodi condotto da Rosanna Scardi.
L’argomento della puntata saranno tutti quei “fleurs du mal” personaggi della cronaca nera portati alla ribalta dai media. Da Vallanzasca agli ultimi Amanda e Raffaele, Erika e Omar…
In studio ci saranno, oltre al sottoscritto, il giornalista di Mediaset Luca Pesante, lo scrittore Leonardo Coen e Antonella D’Agostino, moglie di Vallanzasca.
Il canale è visibile in Lombardia e Piemonte. Le frequenze le trovate qui. Buona visione.
Un weekend passato fra birra e noir. Senza scordare i polizieschi (e i poliziotteschi)
Una festa. Divertente, goliardica ma anche letteraria. A tratti perfino profonda. Ecco in breve il resoconto della prima edizione del Milan Noir Octoberfest che si è svolta sabato sera al caffè Nordest di Milano. Per le prime foto della tanta gente intervenuta potete dare un’occhiata qui.
Il mio personale weekend letterario è poi proseguito domenica sera a Varese, al Premio Chiara, dove io e Andrea Pinketts discutendo della Milano Criminale abbiamo rievocato Lenzi, Di Leo, Lizzani e, naturalmente, il Giambellino.
Un paio di posti in cui mi trovate il prossimo weekend, fra Milano e Varese
Sabato e domenica, due giornate intense all’insegna del noir e di Milano Criminale che, a distanza da sette mesi dall’uscita, continua a vendere e a macinare consensi.
Si comincia sabato alle 21 al Nordest Cafè di Milano (zona isola) dove si terrà la prima edizione del Milan Noir Octoberfest. Una quindicina di scrittori e molta birra. Una serata che apre il ciclo Noirdest e di cui trovate tutte le info qui.
Domenica invece sarò a Varese al Premio Chiara. Insieme a me Andrea G. Pinketts e Giuseppe Battarino.
Ecco tutte le info.
Andrea G. Pinketts e Paolo Roversi
ore 18.00, Villa Recalcati, Piazza Libertà 1, Varese
Percorsi nella Milano criminale tra romanzo noir e cronaca intervistati dal giudice Giuseppe Battarino
Alla scoperta della Milano nera e dei suoi “romanzi criminali” con due guide d’eccezione: Andrea G. Pinketts, milanese DOC, creatore del personaggio noir di Lazzaro Santandrea a grande richiesta tornato alla ribalta nel suo ultimo romanzo, “Depilando Pilar” (Mondadori); e con Paolo Roversi, nato a Suzzara ma milanese d’adozione, che con il suo ultimo libro “Milano criminale” (Rizzoli) ha composto un affresco a tinte fortissime dell’ex capitale morale d’Italia, in bilico tra finzione e realtà. Coordina l’incontro, il magistrato Giuseppe Battarino, anch’egli rinomato giallista (il suo romanzo più recente è “Le inutili precauzioni”, Todaro edizioni).
La Maison de l’Entrecôte de Paris
Il suo girovagare lo condusse sull’altra sponda della Senna, fino a immettersi nel lunghissimo boulevard Saint-Germain. Dopo un bel pezzo di strada sbucò in una piazza quadrata, con al centro una fontana e alberi tutto intorno, sulla quale si affacciava la famosa chiesa di Saint-Sulpice. Dal sagrato, grazie al Codice da Vinci, stava partendo una visita guidata in cui si sarebbe mostrato ai pellegrini il punto preciso dove l’albino si era messo a scavare.
Data l’ora e la fame incombente, Radeschi si mise a cercare nei paraggi un posto dove pranzare. Evitò per quanto possibile i rèsto pour les touristes.
Fu fortunato: entrò in un locale con grandi specchi alle pareti, soffitti alti, molto decorato. Ambiente début du siècle. Si chiamava la Maison de l’entrecôte e il nome diceva tutto. Un solo piatto a disposizione,bistecca appunto. L’unica cosa che si poteva decidere era il tipo di cottura. Radeschi apprezzò quella limitazione alla propria libertà gastronomica.
dal romanzo di Paolo Roversi “Niente baci alla francese” (Mursia)
E se amate Parigi scoprite (e ascoltate) alcune chicche sulla città cliccando qui.
Les Passages de Paris
I propositi turistici di Enrico avevano preso forma, senza preavviso, al momento del petit déjeuner.
Superare l’infinita diatriba fra croissant e pain au chocolat,il suo concorrente più diretto e agguerrito, non fu semplice. Il secondo è forse meno nobile, ma probabilmente più gustoso. Radeschi li mise a confronto, senza decretare un vincitore, intingendoli nella sua tazza piena di café au lait. Parlare di cappuccino, come avrebbe invece preteso il cameriere, sarebbe stata un’eresia. E su questo punto si ruppe il vaso di Pandora. Cominciare senza caffè, o meglio, senza un caffè come si deve, autentico, caldo, nero, era impossibile per lui.
Il portiere dell’hotel, uno spagnolo col sorriso furbo, gli consigliò il baretto di un romano lì vicino che faceva l’espresso come in Italia. Si trovava in uno dei passages, quelle gallerie strette ma luminose piene di negozi, ristoranti, rigattieri e ogni genere di commercio, costruite nel ventre caldo dei palazzi.
Da quella tazzina era nata l’idea di prendersi un po’ di tempo per visitare la città.
«Dans les passages il y a Paris», recitava un pannello di ottone fissato all’ingresso. Un mondo nascosto nel cuore della città, che sbucava al cospetto dell’Hard Rock Cafè, simbolo della globalizzazione, che, ironia della sorte, si affacciava su boulevard des Italiens.
Col sapore del caffè ancora in bocca, Radeschi si era fatto trascinare dalla corrente, gironzolando senza una meta precisa. Si era così imbattuto nell’anonima e austera sede di «Le Figaro», per poi proseguire, a passi lenti, giù per l’ampio marciapiede di boulevard Haussmann, fino allo scenografico poster di una donna in bikini che troneggiava sulla facciata dei magazzini La Fayette. Giunto lì, aveva un solo obbiettivo: la chiesa bianchissima che lo scrutava da lassù. Una passeggiata di tre quarti d’ora, solo per godersi la vista impareggiabile della città dall’alto e la mediocrità di una birra francese.
dal romanzo di Paolo Roversi “Niente baci alla francese” (Mursia)
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La metropolitana di Parigi
In testa solo quell’odore. Inconfondibile.
Tutta la vecchia struttura ne era pervasa: le volte tonde, le piastrelle bianche, il cemento grezzo dei muri, il pavimento nero tempestato di biglietti azzurri.
La metropolitana di Parigi è un dedalo infinito di tunnel e gallerie, un moloch di duecento chilometri.
Di quei cunicoli interrati, a Radeschi, colpiva soprattuto l’odore. Una via di mezzo tra il lievito di birra e l’umido che sale dall’asfalto dopo la pioggia: l’alito caldo della terra.
Quello era il suo unico pensiero mentre l’uomo gli puntava la pistola in faccia.
Incurante dei passanti e delle telecamere disseminate ovunque.
«T’as fini de me casser les couilles, rital!»
Radeschi non riuscì a provare paura. Nelle narici solo quell’odore. Immobile sulla banchina della fermata Strasbourg-Saint-Denis; una stazione anonima, di quelle di passaggio, dove si scende solo per cambiare linea.
Un posto avvilente, lontano anni luce dall’eleganza del Louvre o dallo splendore della Pyramide.
Un posto buono solo per farsi ammazzare.
dal romanzo di Paolo Roversi “Niente baci alla francese” (Mursia)
E se amate Parigi scoprite (e ascoltate) alcune chicche sulla città cliccando qui.
